Cané: "Vivo a Napoli, sono l'uomo più felice del mondo. Ho una soluzione per De Laurentiis"

Cané è stato ospite alla presentazione del libro del giornalista Adolfo Mollichelli, "Napoli e Tre!". La redazione di AreaNapoli.it ha raccolto le dichiarazioni dell'ex calciatore del Napoli.
Napoli non dimentica i giocatori del passato e, soprattutto, quelli che hanno scritto un pezzo di storia con la maglia azzurra. Jarbas Faustino, in arte Cané – il suo nomignolo deriva dalla caneca, in portoghese è la tazza dalla quale si beve il latte che lui aveva sempre tra le mani – fece parte di quel Napoli spettacolare, guidato da Luis Vinicio, che sfiorò più volte lo scudetto. Ala brasiliana, di Rio de Janeiro, Faustino ha siglato, in azzurro, ben 70 reti, che lo posizionano al 13mo posto della classifica-marcatori all time del club partenopeo.
Ospite e relatore alla presentazione del libro del giornalista, Adolfo Mollichelli, "Napoli e Tre!", Cané ha sfoderato la sua innata schiettezza raccontando alcuni simpatici aneddoti sui suoi trascorsi da calciatore. La redazione di AreaNapoli.it ha raccolto le dichiarazioni dell'ex calciatore partenopeo: "Il calcio è cambiato, a Napoli è venuto questo personaggio (Aurelio De Laurentiis; ndr) che io definisco fortunatissimo, un grande furbo, che è anche dotato di enorme intelligenza imprenditoriale. Ad ogni modo, calcisticamente, è un uomo da credergli sempre, soprattutto, per le scelte che aveva fatto prima di iniziare questo campionato. È il bello del calcio. Ricordate quando il Brasile perse 7-1 contro la Germania nell’ultimo Mondiale in patria? Nessuno era convinto di questa impresa, ma il pallone è rotondo".
"Non lo so se il presidente del Napoli riuscirà a farlo diventare quadrato, poi a quel punto possiamo credere a tutto (ride; ndr). Perché dico questo? Vedo innovazione nel modo di agire della società partenopea".
Poi, ha menzionato un aneddoto sulla nazionale brasiliana del passato: "Per chi non segue, Rio de Janeiro e San Paolo, all’epoca, erano il Brasile. I giocatori convocati provenivano solamente da quelle due città. San Paolo aveva i soldi e, noi, la grande fantasia".
Canè ha giurato più volte amore alla metropoli partenopea, tanto è vero che ci vive tutt’ora insieme alla moglie Adele: "Io sono nato a Rio e vivo a Napoli, ma sono l’uomo più felice del mondo. Quando giocavo con la maglia azzurra, io avevo la carica positiva e negativa, anche perché io e i miei compagni di squadra vivevamo in città".
Dopodiché, i complimenti ad Aurelio De Laurentiis: "Sono contento per il presidente, anche perché, a giugno dell’anno scorso, era esposto un bel cartellone in città con delle parole contro De Laurentiis. Inoltre, se vi ricordate Lecce-Napoli, un patron di una squadra che era sopra di 20 punti, vicinissima allo scudetto, gli hanno intonato il coro 'De Laurentiis figlio di pu**na' per 90 minuti e oltre. Quelli non sono ne italiani e ne napoletani, è una cosa che mi turbò parecchio".
Uno dei momenti più dolorosi della stagione del Napoli di Spalletti, sono state le tre partite col Milan e, in particolare, quelle di Champions, dove gli azzurri sono stati più volte penalizzati dai clamorosi errori arbitrali. "Diciamo che il Napoli ha avuto delle partite che ha vinto, ma non ce l’aspettavamo. Ma il gruppo era talmente forte, che già c’erano delle problematiche con il presidente. Tuttavia, non c’entra niente, visto che non è che si è voluto perdere in quella maniera, ma ci sono state delle situazioni tecnico tattiche che hanno favorito i rossoneri, pur essendo inferiore agli azzurri. L’Inter è riuscita a conquistare la finale di Champions, perdendo 11 partite in campionato. Tornando sulle sconfitte col Milan, le gare come queste, non si perdono solo in campo".
Ed ecco la soluzione proposta da Cané: "Ci vuole un addetto che si occupa di avere un confronto con i tifosi e gli sportivi, non lo deve fare il presidente. Queste sono delle guerre, un team con 15-20 punti di vantaggio non può avere delle difficoltà con i tifosi. Sappiamo che l’arbitraggio non è stato corretto, ma si sa che il calcio è anomalo. Il direttore di gara, che è andato a fischiare a Napoli, poi è andato a dirigere la finale di Champions, quindi, cosa ne parliamo a fare", conclude l'ex giocatore azzurro.








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