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Campagnaro: "Il sogno Argentina grazie al Napoli. Mazzarri, il quadro del gol e l'incubo Di Natale"


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Pubblicato nella sezione Interviste
Campagnaro: Il sogno Argentina grazie al Napoli. Mazzarri, il quadro del gol e l'incubo Di Natale

Hugo Campagnaro, ex difensore del Napoli, ha rilasciato un'intervista ai microfoni de La Nacion.


Hugo Campagnaro, ex calciatore del Napoli che quest'anno ha deciso di appendere le scarpette al chiodo dopo l'avventura al Pescara, ha rilasciato un'intervista a La Nacion. Ecco la traduzione del giornalista argentino Sergio Castillo per Areanapoli.it: "Dopo aver giocato la finale di Coppa Italia con la Sampdoria, contro la Lazio a Roma, fui ingaggiato dal Napoli, un grande club, senza alcun dubbio. E' stata una improvvisa storia d’amore con la società, con la gente. Sono stato quattro anni, ci siamo qualificati due volte in Champions, abbiamo vinto una Coppa Italia, abbiamo giocato una Supercoppa in Cina contro la Juventus, abbiamo giocato in Europa League. E grazie al livello di prestazioni offerte con la maglia azzurra, sono riuscito a realizzare il sogno di giocare con la Nazionale Argentina, nel 2012. E da lì sono rimasto in campo fino ai Mondiali. A Napoli è nato mio figlio Andres". 


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Poi Campagnaro ha aggiunto: "Vedevo molto lontano il sogno di essere convocato in Nazionale. In primo luogo perché, come si sapeva, in Argentina quasi non mi conoscevano, non avendo mai giocato in Serie A. E poi perché in Italia i miei primi club erano Piacenza e Sampdoria, che non erano molto seguiti dalla stampa del mio paese. E lì in totale sono stato sette anni. Solo quando arrivai al Napoli le cose cominciarono a cambiare, perché essendo stato il club di Diego Armando Maradina, in Argentina si trasmettevano tutte le partite e la stampa parlava di noi tutto il tempo. Inoltre c'erano tanti sudamericani in squadra. Ma io già avevo 28 anni, ho pensato che avevo perso il treno. A volte i media dicevano che mi stavano seguendo, ma non succedeva mai niente, quindi non volevo illudermi. Anche prima che Maradona ha dato la lista per il Sud Africa è stato detto qualcosa, ma è rimasto lì. Fino a che nel 2012 (avevo già 31 anni) fu Claudio Gugnali, secondo di Alejandro Sabella, a seguirmi a Napoli. Venne a vedere un paio di partite, venne agli allenamenti, conobbe la mia famiglia, parlò con molta gente di Napoli. E poi arrivò la mia prima convocazione. E grazie a Dio ho partecipato a quasi tutte  le partite (ho solo perso un tour negli Stati Uniti per un infortunio) finché non siamo arrivati ai Mondiali. Potevo finalmente realizzare il mio sogno, anche se tutti dicevano che ero troppo vecchio per stare lì (ride, ndr)".


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Infine Campagnaro ha aggiunto: "Che bel ricordo il quadro che mi ha donato il Maestro Cuono Gaglione! Lo conservo qui in Italia. E lo porterò ovunque vada. Quel gol non me lo dimentico più. Stavamo lottando per entrare in Champions, proprio con la Lazio, e giocavamo a Roma. Perdevamo 1-0 e tutti si stava complicando. Finché non ebbi la fortuna di fare quel gol che valse la qualificazione. Sia per i tifosi del Napoli che per noi fu un risultato importantissimo, ma non immaginavo che quel gol potesse essere dipinto nel modo in cui lo fece il Maestro, che ebbe persino la generosità di portarmi quel quadro a casa mia, insieme al giornalista Luca Cirillo. A Napoli ho vissuto emozioni incredibili, avevamo una grande squadra, abbiamo vinto una Coppa Italia, e quel gol e quel gesto del Maestro, non li dimenticherò mai".

Cosa ricordi dell'addio che ti hanno riservato i tifosi di Napoli in una pizzeria prima di andare all'Inter?

"Anche questo è stato un gesto molto gratificante da parte dei tifosi. Avevano già portato diversi striscioni agli allenamenti chiedendo di rimanere nel club. Ma il punto è che a Napoli si chiudeva un ciclo. Finiva l'era di Mazzarri e la difesa a tre, e cominciava l'era di Benítez, che giocava con la difesa a quattro. E loro pensavano che io non fossi adatto a quel sistema. In più ero in scadenza e potevo scegliere dove andare a giocare. Per fortuna le offerte non mi sono mancate, e io ho scelto quella dell'Inter, per la possibilità di giocare con tutta la "banda" di argentini che era già al club. All'inizio pensavo fosse uno scherzo quello della cena, ma quando sono stato invitato "ufficialmente" ho scoperto che era vero. Ho incontrato un gruppo di tifosi, abbiamo mangiato la pizza e c'è stata anche un'enorme torta d'addio. Un altro bellissimo ricordo che, mi è stato detto dopo, non aveva precedenti con altri giocatori. Per questo, mentre ringrazio tutti i club in cui ho giocato, il Napoli conserva un posto di privilegio all'interno della valutazione che do alla mia carriera. É stato con Walter Mazzari - alla Sampdoria, a Napoli e il primo anno all'Inter- con cui ho potuto raggiungere il mio livello migliore. È stato un tecnico decisivo nella mia carriera".

Quindi ha aggiunto: "Per quanto riguarda le difese, avevo molti compagni di livello straordinario, ma quando ero a Napoli avevamo un marchio registrato con quella difesa a tre con Paolo Cannavaro e Totò Aronica. Fummo vicini ad eliminare il Chelsea, che si è laureato campione di quella stagione in Champion’s League. Alle nostre spalle un grande portiere come De Sanctis, che era un grande sostegno per noi".

C'è qualcuno che non vorresti mai incontrare di nuovo?

"Con Antonio Di Natale, l'attaccante che ha giocato molti anni in Udinese. Ogni volta che mi toccava giocare contro di lui si complicava molto e nella maggior parte dei casi mi "dipingeva il viso". Era un vero incubo. Un giorno siamo stati battuti 3-1, con tre gol segnati da lui. Quella notte non ho dormito. Ogni volta che ci toccava giocare contro di loro pregavo che lui non giocasse (ride, ndr)".


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