Camoranesi: "Vigilia di Italia-Francia, Ferrara mezzo nudo e a telefono con Maradona. Me lo passò e..."
Straordinario racconto del calciatore argentino naturalizzato italiano, tra i protagonisti del mondiale del 2006 in Germania.

Mauro German Camoranesi, ex calciatore, raccontò quanto avvenne la sera prima di Italia-Germania, finale di Coppa del Mondo del 2006. "Non è che si dorma proprio bene, la sera prima di giocare una finale del Mondiale. C’è qualche pensiero di troppo che ti appesantisce la mente. Un paio di domande alle quali è impossibile dare una risposta ti assillano, cose del tipo: “E se perdo dove vado a nascondermi?”. Nel mio caso almeno avrei avuto una doppia opzione: da qualche parte in Italia, oppure in Argentina, il mio Paese di nascita. Le ore scorrevano lentamente, alla vigilia di Italia-Francia. A un certo punto, non saprei neanche bene dire perché, mi sono messo a camminare su e giù per il ritiro e mi sono ritrovato di fronte alla porta della stanza di Ciro Ferrara, il vice di Lippi. L’ho aperta. La scena che mi si è presentata davanti era orribile: Ciro vagava per la camera a petto nudo, coperto solo da un asciugamano proprio là sotto, e intanto parlava al telefono. Quando si è accorto di me, mi ha chiesto cosa volessi: "Mauro, perché sei qui?".
"Scusa Ciro, non sapevo stessi parlando. Vuoi che torni dopo?". "No, non ti preoccupare. Sto parlando con Maradona". Ciro è sempre stato così. Un giocherellone. Non gliel’ho mai detto, ma stavo per mandarlo affanculo. Ovviamente non credevo a ciò che mi aveva appena raccontato. Mi sono messo a ridere, però lui è rimasto più serio del solito. Stranissimo, qualcosa non tornava. Gli ho fatto la domanda, giusto per essere sicuro, ma ero quasi certo di conoscere la risposta: "Stai scherzando vero?". "No". "Ma come no?". "No". "Stai parlando veramente con Diego Armando Maradona?". "L’originale". Per un attimo si è disinteressato a me, rivolgendosi direttamente al suo interlocutore: "Diego, ti devo passare una persona". Poi mi ha allungato il telefono. Ero ancora convinto che Ciro stesse bluffando - ha aggiunto Camoranesi - però un po’ la mia voce iniziava a incrinarsi: "Pr-pr-pronto?". "Ciao, Camo, come stai?". Parlata inconfondibile: era davvero Maradona. Non sono svenuto solo perché, spesso, la parte che recitavo era quella del cattivo, e un cattivo al massimo ringhia, di sicuro non può perdere conoscenza. Il mio idolo di sempre era appena sceso dal poster, per me. Prima di allora nessuno ci aveva mai messo in contatto, né avevo avuto il privilegio di incontrarlo".
"Allora, Camo, come stai?". "Insomma, sono agitato". A quel punto, lo ero più per la telefonata in corso che per la finale contro la Francia. "Come avete vissuto il Mondiale voi dell’Italia?". "È stata una bella cavalcata, ma se non battiamo i francesi sarà stato tutto inutile". Stavo parlando con il calciatore che quando eravamo bambini, durante le nostre partite per le strade di Tandil, moltiplicavamo per ciascuno di noi. Tutti ci sentivamo lui. Tutti volevamo essere lui. Davvero mi mancava il fiato mentre chiacchieravamo, quindi è stato Diego a riprendere il filo del discorso: «Sono molto felice che siate arrivati in finale, ve la siete meritata. E posso darti un consiglio?". Mi ha chiesto se poteva. Lui a me. Certo che poteva. Doveva. Maradona può tutto. "Per me sarebbe un onore ascoltarlo". "E allora ti dico di dormire tranquillo, stanotte, che domani diventerai Campione del Mondo".
E poi: "Stava accadendo davvero? Il più grande calciatore di tutti i tempi stava dicendo a me che avrei vinto il Mondiale? "Grazie, Diego". "Questa finale non ti scappa". "Speriamo". "Stai tranquillo, se te lo dico io, fidati. Ora ti mando un bacione enorme. E ci vediamo domani allo stadio, io lavoro per una TV". Credo di essere diventato pallido durante quella telefonata, sicuramente ho tremato, tanto che Ciro, che nel frattempo si era sdraiato sul letto, quasi piangeva per il troppo ridere. Il duro Camoranesi si era sciolto: roba da lacrime agli occhi, appunto. In realtà era vero il contrario: io sentivo una carica pazzesca addosso, avrei voluto giocare subito la finale, talmente mi avevano reso invincibile le parole di Maradona".
Infine ha concluso: "La sera dopo, all’Olympiastadion, non siamo riusciti a incontrarci, c’era troppo caos. Per stringergli finalmente la mano avrei dovuto aspettare altri otto anni: alla fine, ci siamo (ri)trovati nel 2014 in Brasile, dove io commentavo il Mondiale per una TV americana e lui per una del Venezuela. Addirittura in quell’occasione mi ha invitato come ospite alla sua trasmissione, abbiamo chiacchierato abbastanza a lungo. Del più e del meno. Di Italia e di Argentina. Di sogni e speranze. Di Mondiali e medaglie. Di Ciro mezzo nudo, ma per fortuna con l’asciugamano".
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