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Buongiorno: "Conte chiese di me nel ristorante. La famiglia di mio padre è napoletana"

Alessandro Buongiorno si è raccontato mettendo in evidenza l'incontro casuale che avvenne in un ristorante della città piemontese.


Gaetano BrunettiGaetano BrunettiGiornalista

26/03/2026 14:58 - Interviste
Buongiorno: Conte chiese di me nel ristorante. La famiglia di mio padre è napoletana
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Il difensore centrale del Napoli, Alessandro Buongiorno, ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di Panini Sport Italia, soffermandosi sulla sua esperienza in maglia azzurra, dalle prime partite agli ordini di Conte, fino alle sue origini napoletane.



Le emozioni della prima volta a Castel Volturno

E' stato un mix di grandi emozioni e sensazioni appena ha varcato l'uscio del centro tecnico partenopeo: "È stata emozionante perché non conoscevo i compagni, quindi ovviamente quando vai ad affrontare qualcosa di nuovo è sempre bello, particolare ed emozionante. Sono appunto entrato negli spogliatoi, ho conosciuto i ragazzi, ho conosciuto tutto quanto lo staff, mi hanno mostrato un po’ tutti i vari posti del centro".


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Perché ha scelto il Napoli

Il suo papà è originario di Cardito: "Sì, beh, diciamo che innanzitutto io dalla parte della famiglia di mio papà sono tutti quanti napoletani. Quindi, diciamo, da quel lato lì, grazie a quel lato lì della famiglia, ho potuto un po’ conoscere Napoli anche prima di arrivarci. Mi hanno parlato sempre assolutamente bene della città ma anche dei tifosi, e quindi già lì ero stato un pochino indirizzato. Poi ovviamente quando devi fare questo tipo di scelte valuti tante cose: ovviamente la piazza, i tifosi, che ti spingono sempre a dare di più con assoluta passione".

L'incontro con Conte a Torino

Sull'incontro casuale con il mister ha rivelato: "Avevo anche fatto una chiacchierata con il mister, che avevo incontrato per caso in un ristorante di Torino. Praticamente avevamo un giorno libero e io avevo deciso di fare il mio compleanno in un ristorante di Torino, ero con dei miei amici. A un certo punto, nello stesso ristorante, arriva il proprietario che mi dice: ‘Guarda che c’è una persona che ti vorrebbe parlare’. Io sapevo già che il Napoli era interessato ad acquistarmi, però lì poi ho avuto modo di parlare con il mister per confrontarmi un po’ con lui, e anche grazie a questo, dopo le cose che ti dicevo prima, insomma anche questo ha portato a far sì che io poi arrivassi a Napoli."

Che tipo di difensore sei?

"Diciamo che bisogna cercare, come in ogni cosa, di avere un po’ di equilibrio per entrambe le cose. Quindi avere delle letture, cercare di leggere prima il gioco in determinati momenti e quindi pensare più magari a quello che succederà. In altri momenti invece agire più d’istinto, agire con quello che in quel momento ti dice la mente, ti dice il corpo di fare. Quindi bisogna cercare di avere un po’ di equilibrio su queste due cose".

Qual è la cosa più importante per un difensore

"Sicuramente l’atteggiamento è molto importante. L’atteggiamento ti permette di rendere al massimo: il fatto di essere sicuri di sé, di mostrare sicurezza, ti permette sia a te stesso sia ai compagni di dare il massimo. Poi ovviamente, da difensore, le letture sono importantissime, sempre in chiave sia individuale che collettiva di squadra, quindi per fare bene, giocare bene, ma nell’eventualità anche per dare una mano ai compagni che possono trovarsi magari in difficoltà in alcune situazioni. E poi ovviamente a questo si collega la parola, quindi parlare. E direi che poi l’uscita al piede, l’esplosività, la forza sono comunque tutte cose che si allenano, ma che si devono allenare poi in settimana, giorno per giorno, anno per anno, per riuscire a migliorare".

Un allenamento specifico

"Più che un allenamento di campo, è più un allenamento mentale. Nel senso che io cerco di guardare i video degli attaccanti quando devo affrontarli, e lo faccio per cercare di capire, uno, i movimenti che tendono a fare, cosa prediligono, se attaccare lo spazio, venire palla incontro, che livello di tecnica hanno, eccetera. Ma anche e soprattutto rispetto a questa cosa delle letture difensive, per vedere come gli passano la palla i compagni: questa è una cosa che guardo tanto, se tendono più a dargliela di prima, con passaggi di prima intenzione, e se tendono più a dargliela lunga. Questa è una cosa su cui cerco di fare molta attenzione".

Buongiorno è migliorato rispetto al passato?

"Io credo di essere migliorato molto sotto l’aspetto tecnico, quindi con il gioco, con la palla, con i compagni. Ho lavorato molto nel corso degli anni con allenamenti, con allenatori. Andavo anche a fare allenamenti individuali quando ero più piccolino, quindi secondo me è stata una cosa in cui sono migliorato molto".

Ma anche durante l’anno facevi questi allenamenti individuali?

"Esatto, anche quello. Facevo questi camp estivi, ma anche in realtà poi durante l’anno, magari o in settimana o poi il sabato o la domenica, quando potevo andavo a fare. Che io tra l’altro trovo assolutamente utili, anzi mi dispiaceva non poter fare di più perché non avevo tempo, ovviamente. Però sono stati assolutamente utili".

Com’è stato lo scudetto?

"È stato un momento incredibile, bellissimo, sia il durante, il prima, il dopo. Una serie di emozioni incredibili. Poi la festa che c’è stata a Napoli, la festa che abbiamo fatto tra di noi".

La cosa più bella, una che ti ricordi di più?

"Difficile. La cosa più bella probabilmente è stata al fischio finale: è stata veramente un’esplosione di gioia, oltre al fatto che c’era la gente che ovviamente, sia all’interno del Maradona sia fuori con i fuochi d’artificio e tutto il resto, ci faceva sentire la propria vicinanza. È stato veramente un momento bellissimo: noi che corriamo tutti quanti in campo con gli scudetti giganti in mano, quello è stato proprio bello".

Come descrivi i compagni?

"Neres è particolare, Lukaku è potente, aiuta sia i difensori che gli attaccanti, i nostri per fortuna, ovviamente".

Rigore in Coppa Italia contro il Cagliari: hai aperto o chiuso?

"Ho aperto".

Esordio con il Napoli: contro chi è stato e quando?

"L’esordio con il Napoli è stato contro, se non sbaglio, Bologna".

La tua carriera contando i prestiti di fila.

"Torino. Poi sono andato al Carpi, poi ho fatto Trapani, poi sono ritornato a Torino e poi Napoli".

Nel tuo unico gol con il Napoli, contro il Cagliari, chi era quello davanti a te?

"Luperto".


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Gaetano BrunettiGaetano Brunetti
Giornalista pubblicista dal 2012, da sempre amante del giornalismo, in passato ha collaborato tra l'altro con Cronache di Napoli ed Il Roma. Si definisce un reporter libero, on the road.
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