Buffon: "Chagall mi salvò dalla depressione. Non sono fascista, andai in Camerun"
Gigi Buffon si è raccontato in una lunga intervista al Corriere della Sera: "Il dottor Agricola fece la diagnosi, poi confermata dalla psicoterapeuta: depressione".

Gianluigi Buffon nella sua profonda intervista al Corriere della Sera ha raccontato tanti dettagli importanti della sua vita privata. Il racconto sulla depressione. "Era la fine del 2003, il campionato era cominciato bene, poi cominciammo a perdere colpi e stimoli. Eravamo reduci da due scudetti di fila: dopo l’up, il down. Mi si spalancò davanti il vuoto. Cominciai a dormire male. Mi coricavo e mi prendeva l’ansia, pensando che non avrei chiuso occhio. Il dottor Agricola fece la diagnosi, poi confermata dalla psicoterapeuta: depressione".
Come ne è uscito? "Rifiutai i farmaci. Ne avrei avuto bisogno, ma temevo di diventarne dipendente. Dalla psicoterapeuta andai solo tre o quattro volte, ma mi diede un consiglio prezioso: coltivare altri interessi, non focalizzarmi del tutto sul calcio". Quali altri interessi? "Fu allora che scoprii la pittura. Andai alla Galleria d’arte moderna di Torino. C’era una mostra di Chagall. Presi l’audioguida. Davanti alla Passeggiata rimasi bloccato per un’ora. È un quadro semplice, raffigura Chagall con la moglie Bella mano nella mano; solo che lei vola. Il giorno dopo, tornai. La cassiera mi disse: guardi Buffon che è la stessa mostra di ieri. Risposi: grazie, lo so, ma voglio rivederla".
Dissero che era fascista, per la maglietta con la scritta «boia chi molla» e il numero 88. "Non avevo la minima idea che per qualcuno evoca Heil Hitler, essendo la H l’ottava lettera dell’alfabeto; per me voleva dire avere quattro palle".
Ma lei Buffon come la pensa veramente? "Di sicuro non sono fascista, tanto meno razzista. Ho chiamato il mio primogenito Louis Thomas, che ora gioca attaccante nelle giovanili del Pisa, in onore dell’eroe della mia infanzia: Thomas N’kono. Sono stato l’unico europeo ad andare in Camerun per il suo addio al calcio: un ricordo stupendo".
Le pagine su N’kono sono tra le più belle del libro. Ma, ripeto: lei come la pensa? "Sono un anarchico conservatore. Carrara, la mia città, è terra di anarchici. Credo profondamente nella libertà, e ho pagato un prezzo per questo. Abbraccio i giornalisti, ma non ho mai cercato la loro complicità. E i giornali, i social, contano molto nel nostro ambiente".
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