Bufera arbitri, Abbattista si dimette: "Denuncio lo schifo che c'era intorno a me. L'AIA è da commissionare"
L'ex arbitro vuole fare luce sul complesso mondo arbitrale italiano: "Non è una protesta la mia, tutt'altro. È una necessità esclusivamente personale e di amor proprio".

Eugenio Abbattista si è dimesso. L'ex arbitro nell'intervista rilasciate a Le Iene, in onda su Italia 1, ha parlato in maniera molto pesante del sistema calcio in Italia. "Adesso sono libero di denunciare lo schifo che c’era intorno a me. Scendere da un treno in corsa è rischioso. Scendere da un treno impantanato nel puzzo del pregiudizio, del vittimismo, dell’ingrata non memoria storica è la scelta più sensata che potessi fare. Lo faccio come ho fatto per il terreno di gioco, ringraziando per il dono e l’opportunità".
Poi aggiunge: "Ora la mia priorità è difendere la mia immagine professionale e manageriale, la mia famiglia e dare un insegnamento ai miei figli, che se hai la coscienza pulita sei sempre libero delle tue azioni e deliberazioni. Non è una protesta la mia, tutt’altro. È una necessità esclusivamente personale e di amor proprio. Con le mie dimissioni dall'AIA appena rassegnate, ahimè nell’associazione attuale stuprata da mestieranti della poltrona e del voto servono quelle per essere veramente liberi di essere se stessi ed esprimersi. Non avrò bisogno di felpa e cappuccio e faccia annerita per parlare come ha pensato di fare qualcun altro", ha dichiarato l'ex arbitro.
Poi ancora: "C'è solo da raccontare la verità, perché se noi per primi che dovremmo essere garanti delle regole garanti della verità, impediamo a uno dei nostri di poter parlare per esprimere la verità di una situazione e di un fatto, fanno bene a non crederci, perché siamo noi stessi che ci siamo abbassati con la credibilità e io non lo accettavo più, tant'è che sono qui a parlare con voi".
"Serve un commissariamento. Subito, immediatamente. Perché siamo in uno stato di confusione che richiede, in questo momento, un intervento di pulizia generale. In questo momento non siamo all'altezza di gestire una competizione elettorale. La cosa che serve oggi è riscrivere le regole dell'associazione, con principi di equità, con il senso di giustizia. Dotare l’Aia di un organismo di controllo e di revisione terzo, al di sopra delle parti, lo dobbiamo anche agli italiani, ai tifosi, perché siamo un'associazione di diritto pubblico".
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