Bruno Marra: "Da Maradona a Totò passando per Eduardo: vi spiego cos'è la napoletanità"

Bruno Marra, giornalista e scrittore, nella sua intervista ad AreaNapoli.it, ha toccato vari argomenti: da Maradona e Totò passando per il grande Eduardo.
Ho letto "BruNapoli" per ben tre volte, ma sono sicuro di riprenderlo a breve. 103 pagine che emozionano, in esse sono contenuti aneddoti nei quali chi, come me, è un figlio degli anni 80, può riconoscersi. Ma "BruNapoli" ha un target molto più ampio, è un libro adatto a tutti coloro che portano dentro di sé l'amore per Napoli. Il testo, diviso in 16 capitoli, analizza le virtù e le peculiarità della napoletanità, intrecciando cultura, filosofia, storia della nostra terra con ironia e profondità. Il racconto inizia dal San Paolo, tempio veneratissimo da tutti i napoletani e oggi ribattezzato Diego Armando Maradona. L'autore del libro, Bruno Marra, descrive con minuzia di particolari la sua prima partita, preceduta dalle raccomandazioni della madre: "Mi raccomando Brunè, ormai sei un ometto". E poi il commosso ricordo del più grande di tutti: Diego Armando Maradona. L'altalena di emozioni vissute dai tifosi azzurri il giorno dell'acquisto dell'ex Pibe de Oro nell'ultimo giorno di mercato. Le televisioni che, a un certo punto della notte, trasmisero a reti unificate una sola scritta enorme: Maradona è del Napoli. Da buon napoletano non potevano mancare i riferimenti ai grandi artisti che hanno saputo raccontare meglio di tutti la nostra città: Totò ed Eduardo. In "BruNapoli", in particolare, viene spiegato con esattezza il vero significato della frase "Ha da passa' 'a nuttata": vero grido di dolore e non impeto di speranza come è stato accolto nell'immaginario comune. Quello di "BruNapoli" è un libro da leggere e rileggere più volte, una (ri)scoperta della bellezza culturale, umana ed emotiva di Napoli.
Il tuo bellissimo libro "BruNapoli" è uno zibaldone della memoria che ha come filo conduttore la napoletanità. Si inizia dallo stadio. Cosa ha rappresentato per te il Maradona (ex San Paolo)?
"Il San Paolo è stato un Tempio per me. E lo sarà sempre. L’ho conosciuto da bambino come un gigante di cemento, come racconto nel primo capitolo del libro, poi gradualmente è diventato una Cattedrale illuminata dal Dio del Calcio. Quando arrivò Diego io avevo 14 anni e sono cresciuto con una immagine sacra che ha reso la mia gioventù magica e allo stesso tempo intrisa di misticismo".
Quello stadio ha ammirato le gesta di Diego Armando Maradona, l'uomo dei sogni. Cos'è la "Dieghitudine"?
"La Dieghitudine è una religione, una filosofia e contemporaneamente uno stato d’animo che attraverserà i napoletani per l’eternità. Diego è stato un Totem ma anche uno statista. L’unico uomo che è venuto a Napoli mantenendo le sue promesse, in una città da sempre violentata, illusa e depredata. Maradona ci ha insegnato che le preghiere hanno un senso. Esattamente quello che una vera religione dovrebbe fare. Chiedi e ti sarà dato. Lui lo ha fatto".
La napoletanità è la vera arte di tradurre la realtà. Il genio di Eduardo, come scrivi sul tuo libro, ha reso davvero "Napoli milionaria".
"In realtà “Napoli Milionaria” è un titolo profondamente ironico quanto amaro. Napoli è milionaria non di danaro, bensì di idee, di genialità, di cultura. Napoli è l’unica città al mondo in cui la pazienza è diventata una filosofia di vita. Eduardo racconta la Napoli universale che ancora oggi, a distanza di decenni, riverbera nella sua unicità. I personaggi di Napoli Milionaria, tanta quanto quelli di Natale in Casa Cupiello sono ancora rintracciabili nell’humus della sociologia partenopea. E mai svaniranno. Questa è la vera eredità milionaria che ci ha lasciato il genio irripetibile di Eduardo".
Un capitolo del tuo libro è dedicato a Totò. Viveva a Roma, ma prima di morire ebbe la forza di dire: "Portatemi a Napoli"
"Totò è morto e nessuno se n’è accorto. Il capitolo dedicato al Principe De Curtis è sintetizzato in queste parole. Totò vive con noi quotidianamente, un artista che ha sublimato la morte vincendola con la memoria. “Portatemi a Napoli” è il suo testamento. Voleva le sue radici e la città gli rese omaggio con un funerale che riempì le strade e i cuori della sua gente commossa e riconoscente. Perché ancora oggi “Totò è morto, ma nessuno se n’è accorto".
Io sono un figlio degli anni '80, sono nato nel mito di Maradona e... del Supersantos. Da ragazzini prendevamo a calci le mollette (intere, ma anche spezzate), le pigne, costruivamo palloni con carta e scotch. Oggi è tutto diverso, le nuove generazioni sono figlie della PES. C'è ancora magia in questo calcio?
"Il calcio per fortuna è un porto franco, un’isola felice sotto il profilo emotivo che non morirà mai. In fondo le riproduzioni tecnologiche non sostituiranno mai l’odore del pallone e dei campi. Il calcio comincia quando un bambino prende a calci qualcosa – disse Borges – e questa fascinazione sopravvivrà intonsa a qualsiasi tentativo di mistificazione simulata".
Passando al calcio giocato, come giudichi la stagione del Napoli? Le giovani generazioni riusciranno a rivivere le emozioni che provammo noi ai tempi di Diego?
"Vorrei dirti di sì, ma non accadrà mai. Le nuove generazioni non potranno mai vivere le emozioni di quel periodo. Magari ne vivranno altre, perché il calcio sa sempre riprodurre magia. Però quello che ha significato Napoli per Diego e Diego per Napoli è un romanzo popolare che capita una sola volta in cento vite. Una simbiosi talmente perfetta che da sola svela l’esistenza suprema di un destino".
Spesso la critica accusa i calciatori del Napoli di avere poco carattere, sei d'accordo?
"Ma no, sono le legittime e anche un po’ folcloristiche lamentele dei tifosi delusi. Sono purtroppo dei cliché che vengono fuori per delusione e troppo amore. Chi indossa la maglia del Napoli sa che porta sulle spalle l’umore e la responsabilità di milioni di persone sparse nel mondo come un arcipelago sconfinato. I napoletani sono l’unico popolo al Mondo che ha bisogno della propria squadra per respirare. E per rincorrere il sogno della felicità…".
Un saluto di Bruno Marra ai lettori di AreaNapoli.it.
"Saluto tutti i cuori azzurri di Area Napoli. La mia promessa è quella di continuare sempre a raccontare il calcio attraverso gli occhi della passione, gli stessi occhi che hanno i bambini quando immaginano di volare. Un abbraccio immenso come la nostra Fede".
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