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Branduardi: "Con la pandemia ho sofferto di depressione. La musica non mi ha aiutato"


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Pubblicato nella sezione Interviste
Branduardi: Con la pandemia ho sofferto di depressione. La musica non mi ha aiutato

Le parole del cantautore: "Nell'arte c'è il paradiso e l'inferno. Nei primi mesi questa cosa che ero riuscito quasi sempre a tenere a bada si è acuita".


Angelo Branduardi, cantautore, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Repubblica: "Sono  nato a Cuggiono, in Lombardia, ma mi sono trasferito presto a Genova, in via della Maddalena, la strada delle prostitute. Io da bambino ero un po’ il Piccolo Principe di quelle signore: mi piaceva tantissimo vivere lì anche se non avevamo nemmeno l’acqua corrente e c’erano tutti i muri cosparsi di polvere bianca, contro gli scarafaggi. Mia madre quando usciva non chiudeva mai la porta a chiave: c’era grande solidarietà e anche se eravamo molto poveri c’era un forte senso della dignità. Non potevo avere un’infanzia migliore".

Il rapporto con la critica: "Mi ha sempre definito un “anomalo”. Lo rivendico con fierezza: dopo dischi di grande successo ho fatto album che hanno venduto molto meno perché ho sempre seguito la “visione”, l’istinto, il mio piacere. Anzi, quando hanno voluto fare di me un idolo rock io ho proprio voluto cambiare strada".


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Il disco su San Francesco: "L’infinitamente piccolo: nessuno ci credeva. Me lo fecero fare perché in precedenza avevo portato molte vendite e così lo accettarono come si accetta una follia; però mi ricordo che un dirigente disse che al debutto, a giugno, avrei avuto venti clienti paganti in costume da bagno. Invece il teatro Smeraldo era pieno e fuori c’era così tanta gente che sono dovuti intervenire i carabinieri!".

La fede: "Se sono credente? A volte sì e a volte no, è una cosa molto privata. Un cammino, appunto, dell’anima. Non è un’autostrada quella che percorro ma una traiettoria piena di curve. Però sono un uomo con un’anima, una spiritualità e credo che questo si veda dalla musica che faccio".

Il rapporto con il violino: "Oggi non suono bene come una volta ma è anche normale: l’anno e mezzo in cui non ho suonato ha portato via molto ma pian piano sto recuperando. Con il violino si ha un rapporto fisico: è l’anima e la corda, non c’è mediazione, non è come con il pianoforte per cui schiacci un tasto e c’è un martello. Il violino è un prolungamento del corpo: la gente pensa che venga tenuto su dalla mano, invece sono il mento e la clavicola a farlo. È un modo di essere posseduti e di possedere".

La depressione: "Ho avuto ciò che alcuni chiamano il "Sole Oscuro" e altri depressione: ero indeciso se raccontarlo ma siccome questa è e sarà la mia unica biografia ho pensato che fosse giusto parlare anche delle cose tristi. Nell’arte c’è il paradiso e l’inferno: non so il perché. Nei primi mesi della pandemia questa cosa che ero riuscito quasi sempre a tenere a bada si è acuita. Ho dovuto poi recuperare l’agilità e alla mia età non è facile ma ci sono quasi riuscito e l’idea di salire sul palco è tornata a essere bellissima!".


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Francesco Manno
Giornalista pubblicista dal 2006, è laureato in scienze della comunicazione. Ha vinto l'Oscar Campano per la sua professionalità. Ha inoltre condotto e diretto diversi programmi radio e TV.
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