Borriello: "Ho Napoli nel sangue". Poi ricorda: "Ebbi una discussione con Ranieri"
L'ex attaccante di Roma e Juventus, Marco Borriello, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni del quotidiano Il Mattino.

Marco Borriello ha vestito tante casacche, ha fatto gol in serie A con 12 squadre diverse. Si definisce un nomade, che però riconosce Napoli come suo grande punto di riferimento, anche se non ci vive. Con il capoluogo campano ha un rapporto speciale.
Marco Borriello ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni de Il Mattino: "È sempre nella mia testa, da quando mi sveglio fino a quando vado a dormire. Perché io Napoli ce l’ho nel sangue. Non ho mai giocato a Napoli, è vero. Nella vita si fanno dei percorsi ma le origini non si dimenticano mai. Ho avuto modo di giocare nella Roma allenato da Claudio Ranieri e nella Juventus allenato da Antonio Conte".
Che allenatori sono? "Conte entra subito nella testa dei calciatori ed è maestro nel compattare l’ambiente. Diciamocela tutta: è nato per vincere. Lo dimostrano la sua storia da calciatore e quella da allenatore. Questo perché tiene sempre sul pezzo".
Lei segnò contro il Cesena il gol scudetto della Juve di Conte nella stagione 2011-12: un aneddoto del Conte allenatore? "Prima di essere un grandissimo allenatore è un grande uomo: coerente, serio e affidabile. Ha il suo caratterino eh, perché ti guarda in faccia e ti dice le cose come stanno. Lavora molto sugli allenamenti di grande intensità. Ed è ossessionato dalla correzione degli errori ma anche le cose belle. A noi toccavano ore e ore di sala video durante le quali si metteva con il puntatore laser e ti faceva rivedere le azioni".
E Ranieri? "È sempre stato un signore e sapeva quello che faceva. Sa stare al mondo e in questo momento credo sia stata la scelta migliore per la una Roma che aveva perso un po’ tutti i punti di riferimento. Con lui possono rialzarsi".
Proprio dopo un Napoli-Roma aveste una discussione... "Da calciatore sei giovane e commetti delle leggerezze, poi cresci e ci ripensi. Ho sempre avuto ed ho tutt’ora una grandissima stima nei confronti di tutti gli allenatori che ho avuto. Forse abbiamo discusso per una sostituzione che non avevo digerito, ma diciamoci la verità: non esiste un calciatore che non vorrebbe giocare sempre".
Lei è stato un attaccante di peso, un numero 9: che idea si è fatto di Romelu Lukaku in questo Napoli? "L’ho visto dal vivo in Inter-Napoli perché ero allo stadio. Non era una partita semplice per un attaccante perché ha giocato sempre girato di spalle ed era marcato da due difensori come Acerbi e Bastoni che sono fisici e ti sporcano il gioco. Ma seppur non fosse una partita facile, penso che l’attaccante deve sempre avere un piano B".
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