Borini: "Difendo Gattuso, vi racconto cosa mi diceva. Ho lasciato il Milan perché volevo giocare"

Fabio Borini è un nuovo giocatore del Karagumruk, club turco. Si è raccontato in una lunga intervista e non è mancato un passaggio su Gattuso.
Fabio Borini è approdato al Karagümrük, club turco. L'attaccante classe 1991 ex Milan si racconta ai microfoni di Calciomercato.com. Ecco alcuni passaggi: "Al Milan ho fatto meno l'attaccante che da altre parti (ride, ndr), questo è sicuro. No, avrei dato comunque una disponibilità totale perché così facendo mi sono tolto la soddisfazione di giocare di più. Davanti avevo gente forte come Calhanoglu e Suso, mi sarei tolto delle ulteriori possibilità di giocare. Ho sempre dato priorità alla squadra, è lavoro del mister quello di capire dove posso essere utile alla squadra. Dire di no a certe opportunità è come spararsi sui piedi".
Lei è un buon amico di Hakan Calhanoglu. E' sorpreso da questa evoluzione avuta dal nazionale turco nell'ultimo anno e mezzo?
"Non sono affatto sorpreso. Si vedeva che ce l'aveva, che voleva tirare fuori tutta la sua personalità. Solo che è un personaggio molto sensibile, da fuori non si vede. Qualche situazione non in suo controllo, come i cambi di allenatore e l'instabilità societaria, hanno influito. Sensibile non vuole dire essere debole, anzi è il contrario. Adesso si sta vedendo, con un po' più di supporto e con la forza che danno i risultati e i compagni, cosa può dare in campo. Forse, secondo me, può fare ancora un po' di più".
Ha avuto pressione dai tifosi ma anche da qualche allenatore come Gattuso. Lei aveva un buon rapporto con l'allenatore del Napoli, che effetto le fa vederlo così spesso in discussione?
"Il nostro rapporto era buono, mi descriveva sempre come un grande uomo. Diceva che mettevo il muso in allenamento ma andavo comunque a duemila all'ora. Lui come allenatore è uguale, si appoggia sulle critiche. Lavora dalla mattina alla sera e si appoggia su quello perché gli dà garanzie, giustamente. Non si può criticare Gattuso quando sta facendo un lavoro in linea con gli obiettivi, siamo solo a metà febbraio. Senza tifosi non è la stessa cosa il campionato, lo vedi ovunque che senza di loro certe partite prendono direzioni molto strane".
Considerando il percorso che ha fatto il Milan dopo l'interruzione del campionato nel marzo scorso, ha qualche rimpianto in più di non essere rimasto in rossonero con Stefano Pioli?
"Era giusto sperarsi perché non giocavo. Io sono un professionista che vuole giocare e lì non lo facevo più, semplice semplice".







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