Bonucci: "Volevo chiudere la carriera alla Juve", poi parla della malattia del figlio
L'ex capitano della Juventus: "Oggi sono più sereno, meno arrabbiato per quello che è successo. Bisogna andare avanti".

Leonardo Bonucci ai microfoni di Marca è tornato a parlare dell'addio dalla Juventus, del suo futuro e di quella firma vicina con il Real Madrid. "Juve? Tutti sapevano quale fosse il mio desiderio, ma vivo questo momento con serenità e maturità. Oggi sono più sereno, meno arrabbiato per quello che è successo. Bisogna andare avanti. Il mio passato alla Juve è stato meraviglioso. Volevo chiudere la mia carriera lì, ma non potrà andare così. Ogni settimana parlo con molti dei miei ex colleghi. Ciò fa capire che ero una persona importante nello spogliatoio: amicizia con i veterani e riferimento per i giovani. Se tornerò? È uno dei miei obiettivi. Voglio fare l’allenatore e se riuscissi a diventarlo nell’élite, la Juve è uno dei club che mi piacerebbe allenare. La Juventus è una parte cruciale della mia vita. Sono grato ad Andrea Agnelli, Marotta, Paratici e Nedved. E all’allenatore che più mi ha cambiato e aiutato a crescere: Antonio Conte".
Bonucci passa poi a parlare del Real Madrid: "Non ci sono parole per descriverlo. Forse il più grande club del mondo. C’è stato un momento in cui ero molto vicino a diventare un giocatore del Real Madrid. Era un sogno. Ho una grande ammirazione e poi hanno un grande maestro in panchina come Ancelotti. Era l’estate del 2017, dopo che ci batterono in finale a Cardiff. Le trattative tra il mio agente e il Real Madrid si sono intensificate molto, ma non si è chiuso. È stato bello, anche se non sono arrivato. Eliminarli dalla Champions nel 2015 è stato uno dei miei momenti più belli con la maglia della Juve. Eravamo quasi ragazzini ed è stata una grande conquista. Peccato che poi in finale arrivò il miglior Barça della storia".
Il giocatore conclude parlando della malattia del figlio: "Sono esperienze che ti fanno capire le priorità della vita. Non importa quanto a volte pensiamo di essere diversi, niente di tutto ciò. Siamo tutti uguali. Il male non guarda in faccia a nessuno. Siamo stati fortunati. Eravamo al momento giusto e nel posto giusto. Grazie all’intervento dei medici dell’ospedale Regina Margherita, Matteo oggi è un bambino sanissimo, capace di fare tutto ciò che può fare un bambino della sua età. Questo ti dà un altro modo di vedere tutto. Ti dà forza, guardi la famiglia in modo diverso".
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