Berti: "Io e Baggio al concerto di Vasco con 200 persone. Il calcio di un tempo, le ragazze in albergo..."

Nicola Berti, ex calciatore della nazionale italiana che ha legato la sua carriera soprattutto all'Inter, ha raccontato tanti aneddoti.
Nicola Berti, ex calciatore di Parma, Fiorentina, Inter e soprattutto della nazionale italiana, ha ricordato com'erano i ritiri pre-campionato ai suoi tempi. Ed in particolare, ai microfoni di SportWeek, ha evidenziato il clima di leggerezza che si respirava.
Berti: "Io e Baggio al concerto di Vasco. C'erano duecento persone"
Ai microfoni del settimanale in edicola sabato con La Gazzetta dello Sport, Berti ha ricordato il ritiro con la Fiorentina: "Alla Fiorentina arrivo insieme a Roberto Baggio. Io da Parma, lui da Vicenza. Diciottenni entrambi. Il primo ritiro estivo coi Viola è sull’Appennino emiliano. Una sera io e Roberto sentiamo qualcosa nell’aria: voci, notizie che si rincorrono, poi le note di canzoni che arrivano da lontano. Per farla breve, c’era Vasco Rossi – non ancora il Vasco conosciuto da tutti – che suonava a Serramazzoni. Io e Baggio ci guardiamo: andiamo? Andiamo. Al concerto c’erano duecento persone, forse qualcuna in più, e in mezzo a loro io e Roberto spiccavamo con le nostre tute da passeggio della Fiorentina col giglio e il marchio Opel sul petto".
"Il calcio di un tempo era più leggero, era tutto molto più divertente"
Poi sui ritiri con l'Inter: "Una volta era molto più divertente, c’era più spazio per noi giocatori e per i tifosi, con cui stavamo a contatto durante gli allenamenti o alla sera, quando uscivamo per una passeggiata. Era tutto più facile, più ‘leggero’. Adesso i ritiri sono blindati e sono diventati di una noia mortale. A Cavalese, in Trentino, dove andavo in ritiro con l’Inter di Trapattoni, di sera nelle camere, tutte dotate di filodiffusione, mettevamo un film. Era ancora l’epoca delle Vhs ed ero io l’incaricato di pescare tra le videocassette a disposizione nella hall dell’hotel. Il fatto è che ogni volta che la reception mi avvisava di una telefonata arrivata per il sottoscritto, prima di accettarla dicevo di stoppare il film, certe volte sul più bello. E i compagni si incazzavano. Li sentivo urlare, insultarmi, qualcuno veniva a picchiare contro la porta dicendomene di tutti i colori. Ma che dovevo fare, non rispondere al telefono? E d’altra parte, mica avevo voglia di perdermi il finale del film. Quando avevo finito di parlare, richiamavo in portineria e dicevo di far ripartire la cassetta".
Inoltre Berti ha parlato delle passeggiate in paese: "E poi, se il cielo era stellato e non faceva troppo freddo – perché, una volta, i ritiri si organizzavano sempre e soltanto in montagna, e Cavalese, coi suoi boschi, è stato il posto che ho amato di più – dopo cena si faceva una passeggiata per il paese. Ci si fermava al bar a prendere qualcosa e la gente, residenti e turisti, si accostava anche solo per un saluto, una foto o un autografo. Non c’erano filtri e cordoni di sicurezza tra noi e loro, e del resto noi giocatori scambiavamo volentieri due chiacchiere: era il momento dell’anno in cui diventava più facile per i tifosi avere un contatto coi campioni che di solito guardavano solo allo stadio o in tv. C’era un clima rilassato, amichevole. Adesso si va in ritiro nei posti più assurdi e i calciatori sono protetti al punto che, alla fin fine, mi sembrano tutti belli incasinati".
"I tedeschi dell'Inter se la spassavano più degli italiani"
Non è mancato un passaggio sui compagni di squadra e sui gavettoni: "Avevamo due o tre furgoni per spostarci. Uno lo guidavo io, coi compagni che si reggevano ai poggiatesta e ai sedili mentre io mi divertivo a sgasare lungo i pochi chilometri che separavano l’albergo dal campo di allenamento. Poi ricordo i classici gavettoni: io non li facevo, al limite li ho subiti, però col caldo non erano così sgradevoli. All’Inter pure Klinsmann, Matthaus e Brehme ogni tanto si divertivano a lanciare acqua: uno pensa che i tedeschi siano seriosi, tutti d’un pezzo, ma quelli che ho conosciuto io se la spassavano più degli italiani".
"Il Trap chiamava a giocare con noi ragazzi del posto"
Il tecnico dell'Inter dell'epoca, Giovanni Trapattoni, mischiava le carte durante le partite: "Nelle prime amichevoli con le rappresentative amatoriali del posto, se qualcuno dei nostri era acciaccato, il Trap chiamava a giocare con noi qualche ragazzo del luogo. Immagina l’eccitazione di questi, che si trovavano a passare e ricevere la palla, anche soltanto per pochi minuti, da gente di Serie A. La verità, ripeto, è che una volta era tutto più a misura d’uomo, più semplice. Oggi, invece, si fa sul serio fin dalla prima partita a fine luglio, con tutti i rischi del caso – infortuni, sconfitte e relative polemiche – e secondo me questo non fa altro che anticipare e aumentare il carico di pressioni che una squadra si porta addosso per il resto della stagione".
"Invitavamo qualche ragazza in albergo a fare due chiacchiere"
"Le ragazze? Beh, qualcuna si invitava in albergo a fare due chiacchiere. Sai com’è, sei giovane, lontano da casa... Stavamo sui divanetti a parlare a gruppetti di due, quattro, sei… Ma no, dài, portare le ragazze in camera…?! Sarebbe stato troppo perfino allora".






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