Bennato: "La sigla di Italia '90 non volevo farla. De André schifava (quasi) tutti"

Edoardo Bennato, cantautore napoletano, ha rilasciato alcune dichiarazioni nel corso di una intervista ai microfoni del Corriere della Sera.
Il cantautore napoletano Edoardo Bennato ha rilasciato una interessante intervista al Corriere della Sera affrontando diversi argomenti. Tra questi anche la colonna sonora dei Mondiali di Italia '90, "Un’estate italiana": "Quella sigla d’Italia ’90 non volevo farla, sapevo che non me l’avrebbero perdonata. Giorgio Moroder ci mise la musica, io e Gianna Nannini i testi. L’espressione “notti magiche” la misi io, ma era dell’amico Gino Magurno. La frase “e dagli spogliatoi escono i ragazzi siamo noi” è di Gianna. Avevo ragione, comunque: un critico musicale mi disse che ero stato un eroe finché non mi ero messo a sgambettare col pallone".
Su De André: "Fabrizio schifava tutto il mondo della musica, tranne noi musicisti di Bagnoli. Stava sempre con una sigaretta accesa in una mano e un whisky nell’altra. Posava il whisky solo per accendere una nuova sigaretta dall’altra sigaretta".
Sugli esordi: "Dopo nove anni di gavetta, uscì il mio primo album, Non farti cadere le braccia, e il direttore della Ricordi mi disse: Un giorno credi è bella, Una settimana e un giorno pure, però, a Radio Rai dicono che hai la voce sgradevole e non le trasmettono, quindi, per noi, finisce qui. Ti consiglio di cambiare mestiere".
Sul concerto a San Siro: "Ho potuto farlo perché ero circondato dai compagni d’infanzia, quelli della scala B, della scala D… Abbassammo il biglietto anche a mille lire, mentre per i Pooh ce ne volevano magari dieci. E facemmo 15 stadi in 30 giorni, mezzo milione di presenze. Invece, negli anni ’70, ai concerti, arrivavano i picchiatori, fascisti pure se non erano di destra. Ci menavano quelli di Avanguardia Operaia, di Lotta continua. A Pesaro, nel settembre ’67, siccome avevamo suonato alla Festa dell’Unità, arrivarono in 15 scandendo: Bennato, Bennato, il sistema ti ha comprato. Cercavano di farci paura, ma io dissi: chi sono questi scornacchiati? E io e i miei gli saltammo addosso lanciandoci dal palco. I figli di papà se la videro con noi figli di operai. Io mi presi una coltellata alla schiena, ma ogni volta erano pugni, sprangate".






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