Bellucci da brividi su Protti: "Zero parole, solo silenzio. Avrei dato un dito per essere come lui"

Igor Protti è venuto tristemente a mancare. Claudio Bellucci, suo compagno di reparto a Napoli, lo ricorda con grande emozione.
Napoli e tutto il mondo del calcio, nelle ultime ore, sono stati scossi da una bruttissima notizia: Igor Protti è venuto a mancare (era malato da tempo). Claudio Bellucci, suo ex compagno di squadra, lo ha ricordato con parole accorate. A seguire, un estratto dell'intervista concessa alla redazione di 'Forza Napoli Sempre', programma di Radio Marte condotto, quest'oggi, da Dario Sarnataro e Alessandra Vaccaro.
Bellucci ricorda Protti: "Non trovo le parole..."
"Igor arrivava dalla Lazio ed io ero al mio primo anno di Napoli: avevamo caratteristiche simili, eppure fummo noi la coppia d'attacco in quell'annata un po' disastrata... Ho preso qualche bastonata da lui, ma a fin di bene. Si è messo a disposizione ed è stato fondamentale, evitandomi di perdere la bussola: da giovane, avere un contratto importantissimo nel Napoli non è semplice. Di consigli, me ne ha sempre dati. Si parla spesso del calciatore, ma lui era un grande padre di famiglia. Mi dispiace tantissimo. Ho giocato a Livorno, l'ultimo anno di Serie A, e so che ricordo ha lasciato anche in quella piazza. Igor era un uomo eccezionale: il grande calciatore veniva di conseguenza. È stato capocannoniere di Serie A e ha riportato il Livorno ai massimi livelli. Io avrei dato un dito della mano per essere capocannoniere come Igor. Ci sono tante parole da dire, ma non le trovo. Mi sembra che rimanere nel rispetto e nel silenzio, ora, sia la cosa migliore".
Igor, il bomber elegante: "Chiamava rispetto senza chiederlo"
"Eravamo tanti under-21, tanti nazionali; poi c'erano Protti, Sergio, Rossitto... Mi sembrava di vedere la Fiorentina di quest'anno: non riuscivamo mai a vincere, ci impantanavamo... Di Igor, però, mi piace ricordare l'eleganza in sala stampa: nonostante il momento non facile, si faceva sempre capire da tutti, e ci riusciva con la semplicità. Chiamava rispetto senza chiederlo, e noi lo ammiravamo per questo. Elegantissimo sempre, anche quando veniva al campo. Io ero stato a Roma e lì mi avevano insegnato a 'campare', ma Protti dava un esempio diverso", conclude Bellucci.








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