Becker: "In prigione ho incontrato dei nazisti. Ho rischiato di prendere tanti cazzotti"

"Ho imparato ad accettare i miei errori: se accusi Dio o i giudici per averti condannato non riuscirai ad andare avanti. Solo i campioni ricominciano da zero", le parole di Becker.
Boris Becker, nell’aprile 2022, è stato condannato a 30 mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta: 15 almeno da scontare in carcere. L'ex tennista ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni del Venerdì di Repubblica: "A cosa mi è servito il carcere? Ad accettare i miei errori. Se rimpiangi il passato, se accusi i giudici o Dio per averti condannato, non riuscirai mai ad andare avanti. Anche nel tennis la cosa più difficile è dimenticare gli errori e le occasioni mancate, non tutti ci riescono. Solo i campioni ricominciano da zero e sono pronti quando si presenta un’altra chance per mettersi alla prova. Mentalmente sono sempre stato molto forte, ho una buona immaginazione, e ottimi ricordi. Ma in galera vivi immerso nella tua testa. E così ho capito che se resto orgoglioso di molte delle cose che ho fatto, ho capito anche di aver commesso degli errori. Ma li ho pagati, e a caro prezzo. Oggi sono forse un po’ più intelligente di prima. Sicuramente più umile".
Questa sua forza mentale l’ha scoperta in prigione o viene da lontano?
"Viene dall’educazione che ho ricevuto. Mia madre era una donna austera, mio padre un gran lavoratore. Quando la guerra finì avevano entrambi dieci anni, la loro infanzia in una Germania ferita è stata molto dura. La forza dei miei è sempre stata una fonte di ispirazione, mi ha aiutato a superare gli alti e bassi della carriera e anche a rimanere con i piedi per terra quando è arrivato il successo. Da giocatore, a volte, le mie emozioni hanno avuto la meglio, avrei voluto e dovuto controllarle di più, essere meno impulsivo. Il tennis è uno sport molto logico. Non vinci una partita per fortuna o per sorpresa. Se segui le regole, e sei fisicamente in forma, vinci più partite di quelle che perdi".
In prigione ha vissuto episodi di razzismo?
"Sì, tutti i giorni. Ho incontrato veri e propri nazisti, a cui ho ripetutamente cercato di spiegare perché è assurdo pensare che il “bianco” sia meglio del “nero”. Veniamo tutti dalla madre Africa, nelle nostre vene abbiamo tutti parte dello stesso sangue. Ho rischiato di prendere una montagna di cazzotti. Ma alla fine molti dei boss si divertivano, e mi hanno sempre lasciato parlare".






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