Becker: "In carcere uno ha provato a uccidermi e hanno negato a Klopp di venire a trovarmi"

L'ex tennista tedesco in lacrime in tv: "Il carcere ha detto che l'arrivo di Jurgen Klopp avrebbe creato troppo caos".
Boris Becker è stato ospite del canale televisivo Sat1. L'ex tennista è uscito giovedì scorso di prigione nel Regno Unito dopo otto mesi di detenzione. Ecco le sue parole riportate dalla testata giornalistica Le Parisien: "È stata una lezione molto dura. Una lezione che mi ha fatto molto male. Col senno di poi, ha avuto anche ripercussioni positive. Ho pensato molto, ho riconosciuto i miei errori. Dietro le sbarre non sei nessuno. Ho capito subito questo. Sei solo un numero".
"Nessuno mi ha chiamato Boris. Inoltre, a loro non importava chi fossi. Ho instaurato rapporti di fiducia con tre carcerati che mi hanno salvato la vita. A ottobre, un altro carcerato voleva uccidermi. Mi ha spiegato cosa intendeva fare esattamente, ma ho avuto il sostegno di questi altre persone e il giorno dopo, questa persona pericolosa che è stata dietro le sbarre per 12 anni, è venuta a scusarsi. Mi erano consentite due visite al mese, ma alcune persone non hanno ricevuto il permesso di venire a trovarmi. Ad esempio, Jürgen Klopp voleva venire da me. Ci siamo chiamati. A “Kloppo” non è stato consentito di venire, perché è troppo conosciuto e la prigione ha voluto evitare un caos monumentale. Ho ricevuto diverse dozzine di lettere ogni giorno da sostenitori, amici, ex giocatori di tennis", ha aggiunto Becker.






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