Beccalossi: "Fumavo un pacchetto al giorno, giravo per locali. Mi meritai il rispetto di Maradona"

L'ex calciatore dell'Inter si è raccontato in una lunga intervista: "Portavo i capelli lunghi per proteggermi, come fossero uno scudo o una corazza".
Evaristo Beccalossi è stato protagonista di un'intervista alla Gazzetta dello Sport. Talento indiscusso ma discontinuo, al punto da non aver mai giocato in Nazionale, Beccalossi è stato molto amato dai tifosi dell’Inter. Beccalossi, da dove partiamo? "Dalle sigarette. Arrivai a Milano a 22 anni da Brescia, andai subito in piazza Duomo, accesi la Marlboro rossa, chiusi gli occhi e me la gustai. Era cambiato tutto". Era davvero ingestibile? "Sì. Ed ero spontaneo. Portavo i capelli lunghi per proteggermi, come fossero uno scudo o una corazza, anche se non mi piacevano perché somigliavo a Branduardi e Cocciante. Arrivai all’Inter e avrei preso l’8. Mi diedero il 10, che tre anni fa mia figlia Nagaja mi ha fatto tatuare sul braccio. Pensai a Mazzola, Suarez, Corso. Cosa c’entravo io con loro? La Gazzetta fece un inserto, ce l’ho ancora a casa: in copertina io e Platini, il mancino e il destro. Cosa c’entravo io con Michel? Ma contro la Juve davo il massimo ancor più che contro il Milan. Non sapevo mai come avrei giocato: arrivavo a San Siro carico e non toccavo palla, ero reduce da una settimana di serate e facevo solo numeri. Ero così. Gli psicologi dicono che sono pericoloso quando ho tutto sotto controllo. Ma se tornassi indietro non cambierei nulla. Io voglio morire ingestibile".
Si allenava? Beccalossi: "Insomma… Un allenamento vero a settimana. Il martedì recuperavo dalle botte, il mercoledì ci davo dentro, il giovedì dipendeva, il venerdì mi sdraiavo sul lettino del massaggiatore Dellacasa con sigarette e Gazzetta e tiravo sera, il sabato provavo le palle inattive. Fumavo un pacchetto al giorno, bevevo una decina di caffè, ma i compagni mi accettavano così com’ero".
Niente regole? "Le mie. La sera, Milano era bellissima. Cenavo tardi, poi andavo in giro, finivo al Derby o in altri locali. Sui navigli cercavo posti dove suonavano musica in dialetto. La mattina dormivo un po’ di più. Però andavo dal tabaccaio, dal barista e tutti mi volevano bene. Anche quando sbagliai quei due famosi rigori: al ritorno a San Siro il pubblico fu eccezionale".
Adesso lei cosa farà? "Non lo so. Il mio cuore batte per la Nazionale e per l’Inter. Con Marotta ho un ottimo rapporto. Ma dopo un mese che non vedo i ragazzi, mi mancano. Proseguire il mio percorso in azzurro o tornare nella casa nerazzurra: due splendide soluzioni. Nel mondo ci so stare, qualche regola la seguo anche io… Mi sono guadagnato il rispetto di campioni come Maradona e Ronaldo e delle istituzioni. Dopo il successo dell’Under 19 mi hanno scritto Infantino, che mi invita sempre ai Mondiali, e Gravina. E penso con riconoscenza a Tavecchio, che mi volle in federazione".








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