Armstrong: "Ho deciso di raccontare tutta la verità. Gli italiani hanno ucciso Pantani"

Lance Armstrong si è raccontato in un lungo documentario. L'ex ciclista americano ha confessato tanti retroscena inediti.
"Ho deciso di raccontare tutta la mia verità”. Lance Armstrong si è raccontato in un lungo documentario-film realizzato da Marina Zenovich. L'ex ciclista si può considerare il più grande truffatore nella storia dello sport. Il primo incontro tra Armstrong e il doping avvenne presto, a soli 21 anni. Lance si affida all’ormone della crescita per vincere il mondiale di Oslo nel 1993 (“Mi superavano tutti, mi ero stancato di restare indietro, di uscire sconfitto. Io volevo cominciare a vincere e non fermarmi più. Divenne un’ossessione”). Spararsi ormoni nel corpo su una scelta devastante per il suo organismo: arrivò il devastante tumore ai testicoli e al cervello che Lance riuscì a superare. Dal ritorno alle corse in poi, Armstrong non si fermò più. Provò ogni tipo di sostanza dopante “con l’imbarazzo di non dovermi nemmeno difendermi visto che per tutti ero l’eroe che aveva sconfitto un tumore e quindi al di sopra di ogni sospetto”. Nel 1998 incontrò l’Epo e fu un’attrazione fatale: “Tutti ne facevano uso, era un farmaco che ti faceva andare fortissimo senza rischi per la salute, al contrario degli ormoni che ti facevano crescere le cose buone e quelle cattive, come appunto il tumore”.
C’è spazio anche per gli italiani in questo documentario. Non sono parole dolci, tutt’altro, il riferimento è sempre al doping. “L’Italia glorifica Ivan Basso, lo tiene in gran conto gli offre un lavoro e lo invita in tv. Eppure lui non è molto differente da me o Jan Ullrich. L’Italia ha demolito e ucciso Pantani, la Germania disprezza Ullrich ma ama Zabel che pure era dopato. E Pantani è morto, fottutamente morto".
Di tre cose Lance non va fiero. "Ho rovinato la vita a Emma O’Reilly, la mia massaggiatrice, minacciandola e dandole pubblicamente della prostituta per avermi smascherato. Aveva solo raccontato la verità". Il secondo: "Ho rovinato la carriera e la vita a Filippo Simeoni, il corridore che denunciò il mio legame col dottor Ferrari. Avrei potuto metterlo in un angolo e minacciarlo, lo feci come un boss mafioso durante la diretta televisiva del Tour". Il terzo: "Sono stato osceno quando ho piantato mia moglie Kristine e i bambini per flirtare con la starlette di turno. Due giorni dopo aver lasciato casa ero già sulle copertine con un bicchiere in mano".







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