Amoruso: "Abbiamo capito perché Spalletti ha lasciato Napoli. Errore di Simeone? Va capito"
Nicola Amoruso, ex attaccante di Napoli e Juventus, ha fatto il punto sulla squadra partenopea dopo il pareggio a Cagliari.

A “1 Football Club”, programma radiofonico in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Nicola Amoruso, presidente del Padel Club Tolcinasco, ex calciatore, tra le altre, di Napoli e Juventus. Queste le sue parole: "Napoli a trentuno punti dall’Inter? Situazione anche un po’surreale. Magari, ci si poteva aspettare una stagione meno brillante, dopo il successo dello scorso anno, ma non così deludente. Ci sono tanti motivi e credo che anche da questi errori si possa ripartire. Anche il presidente, dopo aver fatto miracoli per anni, ha commesso qualche errore. Quando sbagli, dunque, ti rimangono delle cicatrici che ti aiutano a ripartire. Il Napoli, in questi anni, ci ha sempre abituati ad un gioco molto spumeggiante. Tuttavia, credo che l’unico viatico sia cercare il risultato, che può consentire di ricostruire la mentalità. C’è bisogno di uno sprint, di un risultato importante e, contro la Juventus, può essere la giusta occasione”.
Come si giustifica un mercato di gennaio in cui non si è operato per rinforzare la difesa? Juan Jesus, tra i principali responsabili del gol del Cagliari, è costretto a giocare quasi tutte le partite…
“Difficilmente il mercato di gennaio favorisce occasioni che possono fare la differenza. Dopo la partenza di un giocatore importante come Kim, sarebbe stato opportuno fare uno sforzo in più, acquistare un calciatore di esperienza. Puntare su un giovane come Natan, che sicuramente crescerà, ha comportato dei rischi. Oggi, dunque, è tutto un rincorrere. Mazzarri, difatti, è stato un allenatore sfortunato. Con Osimhen sono sicuro le cose sarebbero andate diversamente. Ci sono stati tanti fattori determinanti, c’è da riflettere”.
A questo punto della stagione, quale può essere un obiettivo concreto per il Napoli?
“Prima di tutto, è fondamentale ritrovarsi, ritrovare uno spogliatoio smarrito. Lo vediamo non solo dai risultati, ma anche dal tipo di prestazioni. La cosa più importante sarà ritrovare identità, dunque. Inoltre, ci sono ancora tante partite, può succedere di tutto. È vero che il distacco da Atalanta e Bologna è siderale, ma gli azzurri ci hanno abituati ai miracoli. Bisogna comprendere che un’assenza come quella di Osimhen la paghi. È stato determinante per il successo della passata stagione”.
L’assenza di Osimhen è pesata tanto, ma si può ridurre un -31 soltanto a questo?
“No, naturalmente. Alla base c’è la scelta iniziale di Garcia e di allontanarsi da Spalletti. Abbiamo capito fosse una scelta, quella di Luciano, legata soprattutto ai rapporti, non eccezionali, con il presidente. Ciononostante, tutto parte dalla decisione del presidente di fare tutto da sé. A volte, accade che la vittoria spinga a considerare di poter fare a meno di tutti, come del tecnico. Questa stagione può aver aiutato il presidente azzurro a comprendere l’importanza dei ruoli, e l’impossibilità di ricoprire tutte le figure”.
In molti hanno recriminato a Politano e Simeone, per le occasioni nel finale di partita, di non aver passato palla al compagno.
“Sono le tipiche situazioni in cui se fai gol, va bene, se sbagli, avresti dovuta passarla al compagno. Simeone ha scelto l’istinto, quello di calciare in porta. Per un attaccante, la voglia di fare gol è più forte di tutto. Ricordiamo Pippo Inzaghi al Mondiale. Sono momenti particolari anche dal punto di vista mentale, in cui un attaccante può avvertire la necessità di dover far gol”.
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