Amendola: "Il mio capitano non è Totti, ho pianto per lui". Poi i complimenti ai napoletani
Claudio Amendola, attore e regista di cinema e televisione, ha rilasciato una lunga intervista al Corriere dello Sport.

Claudio Amendola, attore romano molto amato dal grande pubblico, ha concesso una lunga intervista a Ivan Zazzaroni, direttore del quotidiano Il Corriere dello Sport. Ecco alcuni passaggi molto interessanti. Il personaggio da lui interpretato ne film "Ultrà" - il Principe - è riassunto nei tatuaggi che gli segnano le braccia, i polpacci, il 50% del corpo. "Poi ti racconterò cosa accadde dopo quel film... Il mio capitano non è Francesco Totti, né Daniele De Rossi" spiega mostrando con un sorriso complice l’immagine di Agostino Di Bartolomei che gli copre il polpaccio sinistro.
E ancora su Totti: "La limpidezza con cui Francesco viveva la dote della quale forse lui non si è mai reso conto fino in fondo, era qualcosa di meraviglioso. Il giorno del suo addio l’ho vissuto pienamente e dalle immagini si vede che piango come una fontana. Piangevo per l’uomo. Il calciatore aveva fatto tutto quello che doveva fare. Tu vivi a Roma, quindi sai bene cosa è stato per la città. Ricordo che pensai: possibile che questo mondo non ti dia la possibilità di un dopo?, che non ti aiuti in alcun modo ad avere altro? Arrivi a smettere e ti tuffi in un vuoto che non sai colmare. Assorbii il suo disagio. (...) Dai suoi occhi traspariva l’amarezza di un domanda “e mo’ che faccio da domattina?”.
Sei un uomo di spettacolo che sul campo cerca lo spettacolo?
"Non me ne frega un ca**o di giocare bene, non me ne frega proprio un cazzo, zero. Io voglio solo vincere, come te pare a te. Poi se nella vittoria mi esalti pure perché dici due cose giuste e mi ritrovo in quelle cose, in quello spirito, e mi vai sotto la curva, io non ti mollo più. Per me l’idolo è il Mazzone di Brescia, la sua corsa verso la curva degli atalantini urlando “a fi ji de na’...” Il mio calcio è quello di Giulietta è ‘na zoccola, lo sfottò, la purezza e la genuinità della presa in giro".
Sei politicamente scorretto, dài!
"Ma il genio napoletano... Quando quelli aprono “Odiamo tutti” e loro rispondono “Amiamo tutti”. O quando i tifosi della Lazio hanno avuto la soffiata dello striscione romanista “Alza gli occhi, guarda il cielo, solo lui è più grande di te”. Brividi. “Infatti è biancazzurro”. Terribile, però bellissimo. Ma vogliamo parlare di “Siamo tutti parrucchieri”? Sono cresciuto in quel calcio che mi dava gioia, soddisfazione".
E ancora sui suoi idoli: "Tra Totti e De Rossi il mio capitano era Daniele. Su tutti, però, Agostino e Giacomo Losi. Questo tatuaggio ce l’ho soltanto io, me lo sono disegnato addosso".
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