Alvino: "Troppo facile cavalcare il malcontento sul Napoli! A che serve il disfattismo?"

Riflessione del giornalista partenopeo: "Spegniamo questo rumore assordante. Le critiche costruttive servono, ma i processi sommari e il 'tifare contro' non aiutano la squadra".
Il momento di grande difficoltà e tensione che circonda la squadra azzurra continua a monopolizzare il dibattito sportivo, dividendo la piazza tra chi invoca una riflessione profonda e chi si lascia trascinare da un pessimismo dilagante. A intervenire con decisione su questo argomento è Carlo Alvino, nel corso del suo editoriale a "Dillo ad Alvino", in onda su Teleclub Canale 77.
Lo sfogo di Alvino in diretta: "Napoli, basta con la caccia al colpevole"
Il giornalista ha esortato l'ambiente a isolare le polemiche fini a sé stesse, sottolineando come approfittare del momento negativo sia fin troppo comodo per chiunque: "Oggi con coraggio, e non perché abbiamo gli occhi foderati di prosciutto, facciamo una scelta precisa: spegniamo il rumore di fondo, che è un rumore assordante, fastidioso, che ti entra nelle orecchie e ti confonde le idee in testa. È troppo facile oggi stare qui a cavalcare il malcontento. Lo stanno facendo tutti, nessuno escluso. Qualcuno lo fa perché non è animato da sentimenti di vera napoletanità, lo ha sempre fatto. Altri lo fanno inconsciamente, forse per il troppo amore che vogliono a questi colori".
Critica costruttiva sì, disfattismo no: l'appello di Alvino
Nel corso del suo intervento, Alvino ha voluto tracciare una linea di demarcazione netta tra il diritto di analizzare i problemi tecnici della squadra e il disfattismo sistematico che punta unicamente a demolire l'ambiente: "Le critiche costruttive, che sia chiaro, fanno parte del gioco, ci devono essere, vanno alimentate. Le critiche costruttive possono aiutare a migliorare e io sono d'accordo, ma il disfattismo non serve".
Un richiamo diretto anche a chi, all'interno del circo mediatico e social, sfrutta le difficoltà del campo per rivendicare presunte intuizioni passate, trasformando lo sport in una gara di presunzione personale: "Il mettersi in una posizione di comando per dire 'io l'avevo detto' non serve. Questa presunzione di saperne più degli altri non serve". Per uscire dal momento buio, l'appello finale è alla compattezza e al giudizio lucido.








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