Allegri nel suo libro: "Non si vince solo con gli schemi". Poi su Conte: "Era noto..."

L'allenatore del Napoli pubblicò un libro circa sette anni fa dal titolo "È molto semplice", uscito per Sperling & Kupfer.
Massimiliano Allegri torna a Napoli dopo avere militato nel club azzurro da calciatore. L'allenatore ha voglia di riscattarsi dopo alcune stagioni non particolarmente fortunate sia alla Juventus che (soprattutto, considerando il quinto posto finale) al Milan.
Allegri nel suo libro: "Non si vince con gli schemi, ma con i calciatori"
La filosofia di Massimiliano Allegri è nota da tempo anche attraverso il libro "È molto semplice", uscito per Sperling & Kupfer sette anni fa, quando era seduto sulla panchina della Juventus e si apprestava a vincere il quinto scudetto di fila, prima di congedarsi dalla squadra che aveva iniziato ad allenare nel 2014, raccogliendo la prima eredità di Antonio Conte. "Non si vince con gli schemi, ma con organizzazione e buoni giocatori", il monito dell'allenatore.
"Ritengo che se è vero, da una parte, che non si debbano abbandonare i giocatori a sé stessi, dall'altra è fondamentale non ingabbiarli in schemi didattici rigidissimi che li privino dell'inventiva. Il calcio, per come la vedo io, è davvero uno sport molto semplice. A volte c'è qualcuno che vuole rendere il calcio più difficile di quanto non sia e la cosa mi manda fuori di testa. È inutile complicarlo. In campo devi fare l'opposto di quello che fa l'avversario: se ti viene incontro, tu ti allontani; se invece è lui ad allontanarsi, tu gli vai dietro. Fine, tutto qui. In una partita ci sono 22 giocatori, il pallone rimbalza per 90' su un campo lungo 100 metri e largo 70. Chi vuole far passare il calcio per una scienza esatta sappia che non lo sarà mai proprio perché insite nel gioco ci sono mille variabili. E i veri campioni fanno le cose semplici", si legge sul libro di Allegri.
Il riferimento di Allegri a Conte nel suo libro
Massimiliano Allegri nel suo libro fa riferimento anche a Conte: "Aveva vinto molto con la Juve e per di più era noto per il suo carattere forte e la sua propensione a farsi sentire negli spogliatoi. In più di un'occasione mi soffermavo a sottolineare di aver trovato un gruppo con regole, disciplina e grande cultura del lavoro. Da parte mia, portai una filosofia un po' diversa perché ogni allenatore ha il suo modo di vedere il calcio e di vincere. Io ho avuto grandi allenatori che insegnavano senza alzare la voce e altri che urlavano molto ma senza insegnarti nulla".






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