Alan Sorrenti: "A Napoli mi sentivo uno straniero. Retroscena su Pino Daniele"

Il cantante partenopeo Alan Sorrenti si è raccontato in una intervista rilasciata al Corriere della Sera: "A Napoli volevo restarci il meno possibile".
Alan Sorrenti, nato a Napoli da padre napoletano e madre gallese, ha pubblicato il suo primo album nel 1972. Il successo lo ha raggiunto nel 1977 con l’album "Figli delle stelle". Il cantante partenopeo ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni del Corriere della Sera: "La mia storia parte da Napoli, dove sono nato e in parte cresciuto. Lì mi sentivo uno straniero, mamma gallese, Gwendoline, detta Gwen, e papà napoletano, Francesco. Indossavo jeans e pellicciotto per mettere insieme le mie anime. In quella città volevo stare il meno possibile. Per fortuna spesso visitavo i nonni nel Galles. Poi mia madre lavorava alla Nato di Bagnoli, lì c’era il profumo dei dolci, la musica che arrivava dagli uffici… quando varcavo quei confini trovavo l’America. A 16 anni, per farmi imparare bene l’inglese, mi iscrisse a una scuola privata. A Folkestone, sulla Manica».
Napoli negli anni Settanta era un fiume di creatività: "Con Tony Esposito suonavamo nel magazzino di stufe di mio padre, che pensava sempre a lavorare. Al contrario di me. E poi la Nuova Compagnia di Canto Popolare, Roberto De Simone, Peppe Barra, Eugenio ed Edoardo Bennato. Le storie si intrecciavano. Pino Daniele stava al quartiere Sanità, più soul del Vomero, dove vivevo io. Era un po’ più piccolo di me, lo incrociavo per le scale di casa mia. Io salivo e lui scendeva, un ragazzo con una gran massa di capelli neri. Andava a suonare con mia sorella. Un paio di mesi prima che morisse mi invitò a un suo concerto a Napoli. Ero contento di riabbracciarlo dopo tanti anni. Una persona piena di entusiasmo e progetti. Dietro le quinte mi confessò che voleva ricreare il Neapolitan Power".
Sul brano Figli delle stelle: "Non è nata all’improvviso, ma l’ispirazione arrivò in America. Ero nelle stelle non soltanto in senso fisico, prendevo parecchi aerei, ma anche per l’energia e la magia che trasmetteva Los Angeles. Quell’anno uscì Star Wars di George Lucas, feci la fila a un cinema, il Sunset Boulevard era un luccichio continuo. In Italia la presentai per la prima volta al Divina di Milano, un club gay. Quella sera c’era anche Grace Jones che cantava la Vie en Rose. Per me quella canzone rimane una rivelazione, sono ancora un figlio delle stelle".






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