Adriano: "Mio padre prese una pallottola in testa. Non ho mai superato la sua morte"
Un lunga lettera dell'Imperatore a The Players' Tribune in cui ha raccontato anche la tragedia legata al padre.

“Vivo a Barra da Tijuca da tanti anni. Ma il mio ombelico è radicato nella favela. Vila Cruzeiro. Complexo da Penha. Ho giocato più a calcio qui che a San Siro. Qui - spiega Adriano a The Player's Tribune - mio padre era davvero felice. Almir Leite Ribeiro. Lo chiamavano Mirinho, così lo conoscevano tutti. Uno di grande rispetto".
"Il sabato - ricorda l'ex calciatore - si svegliava presto, preparava il suo zainetto e voleva subito andare al campo. "Su, figliolo. Ti aspetto. Andiamo che oggi sarà tosta la partita", diceva. Certo. Tornavo in vacanza dall’Italia e non facevo altro. Prendevo il taxi dall’aeroporto e gli dicevo di andare subito al Cruzeiro. Non passavo nemmeno da mia madre prima. È su questo campo che ho imparato a bere. Mio padre impazziva. Non sopportava vedere nessuno con un bicchiere in mano, figuriamoci i ragazzini".
Ed ha aggiunto: "Mi ricordo la prima volta che mi ha beccato con un bicchiere in mano. Avevo 14 anni e la favela era in festa. C’era un sacco di gente, un’allegria che travolgeva tutti, tipica del calcio di quartiere. Quando ho visto tutti i ragazzi con qualcosa in mano, ridendo e scherzando, ho pensato ‘aaaahhhh’. Non ho resistito, ho preso un bicchiere di plastica e l’ho riempito di birra. Quella schiuma amara e leggera che scendeva giù per la gola per la prima volta aveva un sapore speciale. Davanti a me si apriva un nuovo mondo di “divertimento”. Mia madre era alla festa e ha visto tutto. Però non ha detto nulla. Mio padre invece… Porca t*oia. Quando mi ha visto col bicchiere in mano, ha attraversato tutto il campo con quel passo veloce di chi non può perdere l’autobus. "Smetila!" ha gridato. Mi ha strappato il bicchiere di mano e l’ha buttato per terra. "Non ti ho cresciuto così, figliolo", ha detto".
“Mirinho era un leader della Vila Cruzeiro. Tutti lo rispettavano. E lui dava l’esempio. Il calcio era la sua passione. Una delle sue missioni era tenere i ragazzi lontani dai guai. Cercava sempre di portarli verso il calcio. Non voleva nessuno in giro a fare un cazzo. E nemmeno che saltassero la scuola. Suo padre beveva molto. Lui sì che era un alcolizzato. È morto per questo, tra l’altro. Mi manca tantissimo…”
Poi la tragedia: “La morte di mio padre ha cambiato la mia vita per sempre. Ancora oggi è una cosa che non sono riuscito a superare. E pensa un po’ come sono le cose, tutto è iniziato qui, nella comunità che per me significa così tanto. La Vila Cruzeiro è pericolosa da morire. Se mi mettessi a raccontare tutti quelli che non ci sono più, staremmo qui a parlare per giorni e giorni… Che Dio li benedica. Mio padre ha preso una pallottola in testa a una festa alla Cruzeiro. Una pallottola vagante. Lui non c’entrava niente con la rissa. Il proiettile gli è entrato in fronte ed è rimasto fermo nella nuca. I medici non potevano rimuoverlo. Da quel momento, la vita della mia famiglia non è stata più la stessa. Mio padre ha cominciato ad avere convulsioni sempre più frequenti. Avevo dieci anni quando mio padre è stato colpito. Sono cresciuto convivendo con le sue crisi. E per questo Mirinho non ha più potuto lavorare. Tutta la responsabilità di mantenere la famiglia è caduta sulle spalle di mia madre. E lei cosa ha fatto? Si è arrangiata".
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