"Mi risvegliai in un camion e non ricordavo nulla". Il ghigno di Klopp torna a Napoli

Jurgen Klopp è uno degli allenatori più divertenti del calcio contemporaneo tra gioco e personalità, tra campo e quotidianità. De Laurentiis lo stima molto.
La storia di Jurgen Klopp è tutta nel suo ghigno. Se festeggia, se è arrabbiato o scherza, si esprime dando vita ad espressioni che partono dalla bocca, dove spiccano denti bianchissimi. L'occhialuto tecnico tedesco si lascia andare senza sovrastrutture, come quando, dopo aver vinto la Bundesliga con il Borussia Dortmund nel 2011, si risvegliò la mattina dopo "su un camion in un garage senza sapere cosa fosse successo nelle ore precedenti". Lui, come Mourinho, non è stato un grande calciatore (entrambi difensori), ma ha intravisto sul terreno di gioco un percorso da santone della panchina. L'inizio alla guida del Magonza, poi Borussia e quindi Liverpool. In mezzo un’esperienza da commentatore televisivo per le partite della nazionale tedesca. Sarri raccontò che quando era alla guida del Chelsea, durante una sfida contro i Reds, notò che Jurgen, nonostante fosse sotto di un gol, ghignava. “Perché ridi?”, la scontata domanda. “Tu non ti stai divertendo?”, la risposta del Normal One, come si è autodefinito per contrapporsi a Josè.
Klopp è così, serissimo nel preparare le partite, ma sereno nel dare al pallone il giusto peso. Il tedesco per qualche opinionista di punta nelle varie televisioni era un perdente di successo, poi ha vinto tutto con il Liverpool: Champions, Supercoppa Europea e Coppa del Mondo per club, e nel 2020 ha riportato la squadra sul tetto d’Inghilterra dopo 30 anni di digiuno. Il suo calcio è “heavy metal”, ovvero senza pause, verticale e veloce. Il tutto basato sul gegenpressing, ovvero la forsennata ricerca del pallone una volta perso il possesso. Il suo riferimento è Wolfgang Frank (che ebbe come allenatore al Mainz) un convinto seguace di Sacchi.
Insomma, teorie per pochi intini in un calcio tedesco soprattutto muscolare degli anni 80-90. Contro il Napoli, negli ultimi incroci europei, non ha mai avuto vita facile. Nel vecchio San Paolo due episodi che tutti ricordano quando era alla guida del Borussia: il ruggito contro il quarto uomo e la stretta di mano con Lorenzo Insigne. De Laurentiis lo ha spesso sognato sulla panchina azzurra.






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