Vergara è l'eccezione del calcio italiano: nelle giovanili non giocava con vincoli tattici assurdi
Antonio Vergara è cresciuto, fin da piccolo, con una mentalità sudamericana. Il classe 2003 del Napoli rappresenta un'eccezione per il calcio italiano.

Il calcio italiano dovrebbe ripartire anche dal Sud, un territorio che, pur tra evidenti carenze infrastrutturali - emblematica in tal senso la situazione di Napoli, dove comunque si attende l'avvio del progetto per il nuovo centro sportivo - continua a rappresentare una fucina autentica di talento. Qui, più che altrove, sopravvive una concezione un po' primordiale del gioco: quella del calcio di strada.
In questo contesto, ciò che conta davvero è la tecnica individuale. Non esistono ossessioni tattiche, diagonali esasperate o meccanismi rigidi: non ci sono quinti costretti a percorrere l'intera fascia né un'attenzione maniacale al posizionamento. Si gioca, piuttosto, per il piacere di farlo, per esprimere sé stessi attraverso il pallone. Una mentalità che richiama da vicino quella sudamericana e che forma calciatori capaci di saltare l'uomo, di inventare, di accendere la partita con una giocata.
Vergara l'eccezione del calcio italiano
Eppure, questo patrimonio rischia spesso di disperdersi. Dinamiche poco meritocratiche e percorsi poco lineari finiscono per ostacolare molti di questi ragazzi. È un tema noto, su cui si potrebbe discutere a lungo.
Tra le eccezioni di un sistema che troppo spesso impone vincoli tattici prematuri nei settori giovanili, emerge il profilo di Antonio Vergara. Il classe 2003 cresciuto nel Napoli rappresenta, per mentalità e attitudine, ciò che gran parte dei tifosi italiani vorrebbe rivedere con maggiore frequenza. Se sentite gli allenatori che ne hanno accompagnato la crescita non ne hanno limitato l'estro: lo hanno lasciato libero di puntare l'uomo, di dribblare, di esprimersi. E lui, quasi per naturale inclinazione, ha sempre abbinato a questa libertà anche il sacrificio, rientrando per aiutare la squadra.
Vergara incarna un'idea che in Italia sembra smarrita
È proprio questa sintesi a fare la differenza: talento e responsabilità, libertà e partecipazione. Vergara incarna un'idea di calcio che in Italia sembra smarrita. Perché il punto, forse, è proprio questo: restituire centralità agli esterni offensivi, abbandonare certe rigidità sistemiche - come l'abuso di moduli quali il 3-5-2 - e permettere ai giovani di crescere senza essere ingabbiati troppo presto.
Lasciarli liberi di giocare, prima ancora che di interpretare. Potrebbe essere, davvero, uno dei primi passi per ricostruire qualcosa di più autentico.
È lui il peggior acquisto del Napoli? Costò 7 miliardi. Ve lo ricordate?
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