Spalletti ha "due Napoli" tra le mani: la differenza in campo è molto evidente

Il Napoli cambia modo di giocare, a seconda di due giocatori in particolare. La differenza in campo si nota.
Il Napoli fa paura in questo momento: qualsiasi squadra incontra, fa piazza pulita e, a tratti, la rade al suolo. Succede sia in Europa che in campionato. I nuovi acquisti, dello scorso mercato estivo, hanno portato qualità e freschezza al club partenopeo. Kvaratskhelia, l'erede di Insigne, ha totalmente spento gli scetticismi che c'erano su di lui alla vigilia dell'inizio di stagione. Così come è accaduto con Kim, ma alla fine il campo parla. Cristiano Giuntoli ha seriamente chiuso colpi di mercato da oscar.
Gli azzurri sono puri, una macchina perfetta guidata da un tecnico che sa come valorizzarli. Luciano Spalletti si sbizzarrisce, visto che ha tanta qualità in rosa e può variare come vuole. Non gioca Osimhen? No problem, pronti Raspadori e Simeone a tutta birra, che entrano in campo con una garra agonistica impressionate. Ma concentriamoci proprio sul nigeriano e sul giovane attaccante italiano. I dati dimostrano che, con Osimhen in campo, la riaggressione del Napoli - ovvero, il primo pressing di quando il portiere avversario distribuisce palla ai difensori - è del 29%. Quando gioca Raspadori, invece, la percentuale è del 16%, per un valore medio del 22%. Insomma, Spalletti ha due Napoli tra le mani, poiché sa che i partenopei giocano in maniera diversa a seconda di uno dei due interpreti offensivi sul terreno di gioco.






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