Spalletti e il "caso" Pioli: il toscano aveva forse previsto tutto

L'attuale tecnico della nazionale italiana, Luciano Spalletti, probabilmente aveva previsto tutto quando maturò la decisione di lasciare il Napoli.
Nulla è per sempre, soprattutto nel mondo del calcio. Ogni stagione fa storia a sé, i giudizi possono radicalmente cambiare nello spazio di pochissimi mesi. Si pensi al "caso" Stefano Pioli. Il tecnico del Milan era considerato una sorta di santone dalla sua gente dopo avere vinto lo scudetto con i rossoneri. "Pioli is on fire" cantava la curva del Diavolo, orgogliosa del suo "Normal One", mister che sovvertendo tutti i pronostici aveva riportato i milanesi al vertice del campionato italiano.
Eppure è bastata una stagione non entusiasmante per far cambiare idea a tifosi e ambiente. Deludente forse, ma sicuramente non fallimentare. Il Milan è secondo in classifica, un risultato certamente non disastroso anzi in linea o anche superiore alla effettiva forza della squadra. Avrebbe forse potuto fare qualcosa in più in Europa, ma sarebbe stato impossibile ripetere il cammino dello scorso anno quando raggiunse le semifinali. Il calcio è così: basta pochissimo per passare dalle stelle alle stalle.
Luciano Spalletti, al netto dei rapporti non idilliaci con Aurelio De Laurentiis, aveva forse previsto tutto. Nemmeno Maradona, il più grande di tutti, riuscì a vincere due scudetti di fila a Napoli. E il tecnico era consapevole che anche un eventuale terzo, quarto posto in classifica sarebbe stato visto come un fallimento sporcando un po' la sua immagine. Lasciando Napoli, seppur con tristezza, è andato via da vincitore, da vero e rimpianto eroe. Per i tifosi, al contrario di Pioli, Spalletti sarà sempre "on fire"...








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