Sarri, un anno di Juve! Un tifoso del Napoli gli ricorda il "tradimento" con una lettera aperta

Oggi 16 giugno è il primo "compleanno" di Maurizio Sarri sulla panchina della Juventus. Un tifoso partenopeo gli ricorda la sua "incoerenza".
16 Giugno 2019, Sarri approda alla Juventus. "Parlavi di colpo di stato, ma il tuo mito si sbriciola come la Sinistra dei nostri giorni...". Sui social gira una lettera aperta all'ex tecnico del Napoli che oggi siede sulla panchina dei bianconeri. La missiva è firmata da Ciro Accardo che l'ha riproposta oggi 16 giugno, ad un anno esatto dall'annuncio dell'approdo di Sarri a Torino, sponda juventina, e alla vigilia di Napoli-Juventus, finale di Coppa Italia: "Caro Maurizio, ci siamo. Sei il nuovo allenatore della Juventus. Poteva sembrare assurdo soltanto poche settimane fa. Invece è tutto vero. Nella vita arrivano per tutti le occasioni da sfruttare. Prendere o lasciare. Il Carpe Diem di oraziana memoria a cui non hai saputo rinunciare. Sappiamo bene chi eri. Da dove sei partito. E cosa significava il calcio per te. Una passione da nutrire al termine di lunghe e faticose giornate in banca. Quanto è lontana Stia. E quanto sono distanti i campi in terreno di seconda categoria. Gli esoneri di Arezzo, Avellino e Sorrento sono un ricordo sbiadito di un uomo che incarna appieno il significato di "fare la gavetta". Il figlio di un operaio dell'Italsider di Bagnoli che sfonda nel mondo del calcio. Non importa se a quasi sessanta anni. Dalle gioie del Castellani alla chiamata di De Laurentiis. Un azzardo, una scommessa stravinta dal presidente partenopeo. Il calcio che ci hai fatto vedere ha ricevuto attestati di stima da ogni angolo del pianeta. La Premier tanto desiderata è stata un miraggio con i colossi in pole position. Ma hai riportato i Blues sul tetto d'Europa. C'è stato un pó di azzurro Napoli negli ultimi mesi in quel di Londra. Sei stato capace di convincere persino la Vecchia Signora a puntare su di te. Come dice Giampiero Boniperti, vincere è l'unica cosa che conta. Ma a Torino hanno capito che i traguardi possono anche essere raggiunti mediante le idee, gli schemi e una precisa impronta tattica. Nell'estate dell'addio ad Allegri, la famiglia Agnelli ha deciso di attuare una rivoluzione fondata sul bel gioco. Giá, la rivoluzione. Che strana parola. La stessa che é risuonata all'ombra del Vesuvio per un triennio. Il sogno, quello partenopeo, è stato soltanto accarezzato. L'eccitazione di quella domenica di fine aprile all'ombra della Mole resterá impressa nella mente di ogni napoletano. È stato il culmine del Sarrismo. Di quell'ideale che ha saputo farci emozionare. La concretizzazione di un'idea di gioco che ha esaltato i singoli e che ha permesso di sperare in un miracolo. Adesso è tutto diverso. Ora sei con loro. I nemici di sempre. Gli avversari piú odiati. Ci hai traditi. E lo hai fatto senza rispetto. Perché sei stato incoerente. Il professionista deve ragionare in maniera diversa dal tifoso. Ed in quanto tale puó anche scegliere di fare percorsi diversi. Tutto legittimo. Ma questo pensiero deve essere accompagnato dagli atteggiamenti giusti e da parole adeguate al ruolo dell'allenatore. Su un possibile futuro sulla panchina bianconera, dicesti che c'erano gli estremi per una querela. Per i cori sul Vesuvio ora cosa dirai? E sugli arbitri cosa penserai? Hai dimostrato di essere una persona falsa, mettendo in pratica l'esatto contrario di ció che dicevi".
Poi si legge: "La dedica a Baku potevi anche risparmiatela. Così come la frase sulla moglie tradita. Sarà strano, sicuramente anche divertente rivederti a Fuorigrotta da rivale. Ti congedasti dal San Paolo con un inchino e tra gli applausi. Scroscianti, commossi da parte di un popolo che ti aveva reso il nuovo Che Guevara. Con il quale molti si sono illusi di poter arrivare fino al Palazzo. Le bandiere nel calcio sono in via di estinzione. Ed anche tu hai dimostrato di pensare solo ai soldi. Altro che sentimenti ed ideologie. Parlavi di colpo di stato, ma il tuo mito si sbriciola come la Sinistra dei nostri giorni. Non meravigliarti se ti ritroverai in una marea di fischi. Lo sai bene. A Napoli non esistono mezze misure. Dall'amore all'odio, non c'è che un passo. Resterà certamente un'immensa gratitudine per l'allenatore, il quale meriterebbe di completare il suo romanzo personale con altri trofei. Ma l'uomo doveva comportarsi meglio. Ed evitare certe dichiarazioni. Che inclinano, anzi distruggono per sempre un rapporto viscerale con la gente che ti ha amato. Forse anche troppo..."








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