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Napoli, cosa resta in questa stagione disastrosa? Allegri ha una sola strada da percorrere


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Pubblicato nella sezione Campionato
Napoli, cosa resta in questa stagione disastrosa? Allegri ha una sola strada da percorrere
© foto di SSC Napoli

La gestione di Allegri è sotto una pioggia di critiche feroci. La squadra mostra un atteggiamento passivo e spogliato di una chiara identità tattica.


La disfatta per 2-0 contro la Juventus non ha solo certificato la fine di ogni illusione di gloria, ma ha aperto ufficialmente il processo a un Napoli irriconoscibile. Parlare di quarto posto, che vale l'accesso alla prossima Champions League, distante ben 9 lunghezze, è ad oggi pura utopia.


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Napoli, cosa resta in questa stagione disastrosa?

Davanti corrono tutti: la Lazio capolista scappa, mentre Inter, Roma e persino il Como appaiono realtà decisamente più strutturate, senza contare un Milan in netta ripresa. In questo disastroso scenario viene da chiedersi cosa resta da fare per evitare questa lenta ed amarissima agonia. Al di là della retorica a basso costo e andando oltre la "fiducia" e la "calma" che predicano le frange più estreme degli ottimisti, bisognerà interrogarsi sul quel che resta in questa disastrosa stagione ed essere pratici e lungimiranti per evitare di sprofondare partita dopo partita. 


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Allegri ha una sola strada da percorrere

A Massimiliano Allegri resta una sola, strettissima via di fuga: aggrapparsi alla Coppa Italia come unico paracadute della stagione per agguantare l'Europa League ed evitare un fallimento totale, economico e sportivo. Tuttavia, ridurre questo disastro alla sola aritmetica della classifica sarebbe riduttivo. Questo avvio da incubo — appena 14 punti in 10 giornate con già 4 sconfitte (che diventano 6 in 13 gare aggiungendo quelle di Champions) — affonda le radici in colpe profonde della guida tecnica e in scelte societarie del tutto discutibili. La gestione di Allegri è sotto una pioggia di critiche feroci.

Dov'è finito il Max pragmatico e solido?

La squadra mostra un atteggiamento passivo, privo di continuità e, quel che è peggio, spogliato di una chiara identità tattica. Fa riflettere come un allenatore come Max, storicamente noto per il pragmatismo e la solidità difensiva, stia guidando una squadra che concede gol con una fragilità imbarazzante. Ma le responsabilità partono dall'alto: la scelta del club di affidarsi a un tecnico con idee opposte rispetto alla storia recente della squadra, unita a una pianificazione estiva giudicata insoddisfacente, sta presentando un conto salatissimo. De Laurentiis, che oggi chiede spiegazioni, si ritrova intrappolato nella stessa barca di un allenatore che viaggia a medie da retrocessione (soli 24 punti raccolti nelle ultime 20 panchine in Serie A tra la fine dell'esperienza al Milan e questa avventura).

Emergenza infortuni allucinante

Sul piano del gioco, la squadra è spenta perché mancano i fari. In una rosa colpita duramente da un'emergenza infortuni infinita, a pesare è soprattutto il rendimento dei giocatori chiave sani, apparsi lontani parenti dei campioni ammirati in passato. Le geometrie a centrocampo sono lente, la manovra è prevedibile e i leader dello spogliatoio stanno fallendo nel momento del bisogno, lasciando il collettivo in preda a un'anarchia tattica dove i singoli vagano per il campo senza una precisa idea di sviluppo offensivo.


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Luca Cirillo
Giornalista dal 2010, ha lavorato per Il Roma. Da vicedirettore ed inviato di giornali online, ha seguito il Napoli in giro per l'Europa. È autore e conduttore di programmi su Radio Amore e collabora con alcune riviste.
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