Spalletti protagonista a tutto tondo tra scrupolosità, zelo e un pizzico di Sarri

Dimaro, arrivederci! Il tecnico di Certaldo sancisce due giorni di riposo prima di riunire tutti a Castelvolturno. Poi, il test probante, col Bayern, all'Allianz Arena.
Oggi, l'ultimo allenamento di Dimaro, poi, si torna in base, a Castel Volturno, ma i giocatori partenopei avranno a disposizione due giorni di riposo, prima di ricominciare la fase di preparazione. Il 31 luglio dovranno affrontare il Bayern Monaco, all'Allianz Arena – nell'Audi Cup – e il 4 agosto, l'amichevole, in Polonia, contro il Wisla Cracovia. Cosa abbiamo visto, invece, in questa sessione di ritiro? Luciano Spalletti vuole essere protagonista a tutto tondo. Perché? Il tecnico di Certaldo è sempre al centro dell'allenamento, imponendo tutti i dettami tattici alla squadra. È un meticoloso; ad ogni tipo di esercizio non conclude mai il giro completo della lancetta: lo arresta, di continuo, per far eseguire alla perfezione, tutti i movimenti del suo team. Con l'aiuto del vice, Calzona, Spalletti ha introdotto delle esercitazioni simili a quelle cui c'aveva abituato il Napoli, con Maurizio Sarri.
Allenamenti per reparti, principalmente, sulla fase difensiva, con l'aggiunta di una, assoluta, novità: a ridosso dell'area di rigore, un tratto di gesso che ricorda la linea di tiro del Subbuteo. I difensori non devono varcare quel confine, poiché, come dice Spalletti, "in partita, se ti chiudi troppo, dài più soluzioni agli attaccanti avversari". Sfrutta, appieno, la tecnologia? Ebbene sì: con l'aiuto del suo match analyst, Beccaccioli, analizza le prestazioni dei calciatori, attraverso l'ausilio di una piccola telecamera. Sempre palla tra i piedi, pressing feroce, all'insegna, dunque, di una preparazione tutt'altro che leggera. Gli azzurri, infatti, escono dal terreno di gioco, visibilmente, sfiniti (Manolas, in particolare). La speranza è quella di smaltire i carichi di lavoro, prima dell'inizio della stagione, così da consolidare, fin da subito, il suo operato. È quello che si augura il metodico Luciano.
Ha modificato - almeno, in parte - la sua filosofia tattica? È così, senza dubbio, nel momento in cui ha aggregato, alla sua corte, i collaboratori dell'indimenticato Maurizio. Il calcio di Spalletti è diverso, rispetto a quanto fatto vedere con Inter e Roma, ad esempio. È più che probabile che si sia dovuto adattare, al gioco prettamente offensivo praticato dal Napoli. Tuttavia, insiste, in modo imperioso, sulla fase di verticalizzazione: tenere il pallone avanti e mai cincischiare in una manovra lenta e futile. I tifosi partenopei credono in lui. Sono fiduciosi che il Napoli – grazie al tecnico di Certaldo – possa tornare tra le grandi del calcio italiano.








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