Napoli-Arezzo: top e flop della partita. Giovane promosso, male Lindstrom

Il Napoli ha disputato la prima gara amichevole della propria stagione, sono emerse alcune considerazioni dalla prova dei giocatori azzurri.
Nella prima uscita stagionale del Napoli di Massimiliano Allegri si sono già intraviste alcune idee chiare del nuovo corso, ma anche limiti evidenti da limare. Tra catene laterali in costruzione, pressing alto e singoli che hanno lasciato il segno – in positivo e in negativo – ecco i top e i flop della gara contro l’Arezzo.
I giocatori del Napoli promossi contro l'Arezzo
Giovane ha meritato la sufficienza piena e qualcosa in più. Partito largo a destra, ha cercato con continuità l’uno contro uno, per poi accentrarsi e creare superiorità numerica in mezzo al campo. Dinamico, coraggioso nelle scelte, ha dato l’impressione di voler prendersi la scena. Merita una chance da titolare: in una partita d’esordio, vedere un ragazzo che non si nasconde e che interpreta con personalità il ruolo è il segnale più bello per Allegri. Accanto a lui ha funzionato bene la catena di destra con Di Lorenzo, mentre a sinistra Gutierrez e Allison Santos hanno creato una buona intesa. Allison, in particolare, è stato molto cercato dai compagni: pur restando spesso isolato nell’uno contro uno, ha creato i presupposti per occasioni pericolose. Buona anche la prestazione di Anguissa. Non tanto per gli interscambi (ancora da oliare), quanto per la capacità di fungere da scarico costante per i compagni, alimentando la manovra e dando equilibrio. Da sottolineare, infine, la personalità di Prisco (classe 2008). Si è abbassato spesso tra i due centrali nella costruzione a tre, mostrando qualità tecniche e soprattutto carattere. Non ha fatto cose straordinarie, ma ci ha messo voglia e si è fatto sentire. Positivo anche l'impatto di Vergara che nel secondo tempo ha dimostrato qualità.
I flop di Napoli-Arezzo
Una delle note negative porta il nome di Lindstrom. Il danese è apparso un fantasma per tutta la partita: assente dal gioco, lento nei movimenti di ripiegamento e in difficoltà anche quando chiamato a interpretare il ruolo di mezzala. Una prestazione opaca che deve far riflettere lo staff. Si è sentita anche un po’ di ruggine nei meccanismi difensivi delle catene, con qualche sbavatura nel coordinamento tra reparti. Prove deludenti anche da parte di Rafa Marin, Luca Marianucci e Lorenzo Lucca.
Le idee di Allegri: pressing e profondità
Al di là dei singoli, è emerso chiaramente il DNA allegriano. Nel 4-3-3 puro del primo tempo ha spiccato soprattutto la ricerca della profondità per Hojlund, con gli attaccanti chiamati a correre in avanti. Ma l’aspetto più interessante è stato il pressing: i tre attaccanti insieme ai due interni di centrocampo salgono alti per prendere i riferimenti avversari nella loro metà campo, lasciando i quattro difensori più il play a formare un blocco di cinque pronto a gestire le ripartenze. Un’idea precisa, già visibile nonostante fosse solo l’esordio.







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