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La frase di De Laurentiis mai sentita in 20 anni di Napoli e i due sordi che si sono ascoltati


Fabio Gentiluomo,
Pubblicato nella sezione Campionato
La frase di De Laurentiis mai sentita in 20 anni di Napoli e i due sordi che si sono ascoltati

Questo scudetto punto a punto somiglia terribilmente a quello di 35 anni fa tra polemiche minacce di addio e sconquassante gioia finale.


"Senza di te non ci sarebbe mai stata la possibilità". Queste le parole, piene di gratitudine, che Aurelio De Laurentiis ha pronunciato ad Antonio Conte dopo il triplice fischio di Napoli-Cagliari. In quella frase c'è un De Laurentiis mai visto nè ascoltato in vent'anni di presidenza.

Del resto, per avere Antonio Conte ha soppalcato convinzioni che ormai sembravano scolpite nella pietra. Le leggi societarie si sono adempiute nell'unico tecnico in grado di riportare in tempi brevi lo scudetto ai piedi di Partenope. Conte e il Napoli nati per piacersi e per sposarsi: dal primo goal in A realizzato in un Napoli-Lecce, alle dichiarazioni d'amore per Maradona: "Nessun calciatore vince da solo a meno che non si chiami Diego Maradona, lui è l'unica eccezione riconosciuta", finendo con l'amicizia nata nei mari delle Maldive con Aurelio De Laurentiis e la promessa un giorno di provare a lavorare insieme, perché come disse lo stesso Antonio a Francesca Fagnani a Belve "il mio carattere passionale si sposa alla perfezione per una piazza come Napoli".


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Ed eccoci all'ombra del Vesuvio giugno 2024, Conte deve dar seguito a una frase pronunciata ai tempi del Tottenham, ovvero "l'Inter ha una base, adesso tocca agli altri inseguire, magari tornerò un giorno per ribaltare un'altra volta i pronostici". Il resto è storia nota, certamente non è un miracolo perché come disse Antonio da buon credente "conosco solo uno che li fa (Gesù)" però un prodigio calcistico lo è stato. Ha inglobato in una stagione complicata tutte le anime che lo hanno formato calcisticamente:  dalla praticità difensiva del Trap e di Mazzone, alla capacità ancellottiana di trovare goal negli inserimenti dei centrocampisti, all'alta intensità nel pressare di Sacchi, alla capacità di  Lippi di leggere partite e momenti difficili.

Again 4 certo, ma anche Again 1990 perché questo scudetto punto a punto somiglia terribilmente a quello di 35 anni fa tra polemiche minacce di addio e sconquassante gioia finale. Conte come il professor Marco Tullio Sperelli (Paolo Villaggio, nel film della Wertmuller) se l'è cavata, ed al sud ci è anche rimasto. Lo zumpaperete (permetteteci l'ironia) lo ha riservato a chi lo voleva far ritornare al nord. Niente McTominay, nei panni di Aiello Raffaele che lo va a salutare alla stazione dicendo "Pecché 'o calcio moderno lo schifo, ma a vuje no!". E What a Wonderful World di Louis Armstrong usata solamente per emozionarci per i goal del quarto tricolore. Conte - De Laurentiis come Carmelo Bene ed Eduardo due sordi che hanno saputo ascoltarsi e vincere insieme. Sipario, e arrivederci in coppa dei campioni!


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