Il Napoli di Allegri, istruzioni per l'uso. Cosa aspettarsi dal tecnico livornese

Alla scoperta di quello che potrebbe essere il Napoli di Massimiliano Allegri. La nuova stagione azzurra è ormai alle porte.
Che Max Allegri sia un tecnico affermato, con le sue idee ormai radicate, tanto in tema di gestione dei calciatori, quanto riguardo le sue convinzioni tattiche, è affare risaputo e probabilmente uno dei motivi principali alla base della scelta di De Laurentiis, insieme alla necessità di valorizzare una rosa quanto mai corposa e di smaltire le tossine accumulate negli ultimi 2 anni dai calciatori, sia a livello fisico che mentale. E’ chiaro che al momento, con il Mondiale che entra nel vivo e con un calciomercato che a sua volta vive di continui rumors e di pochi affari, le considerazioni possono essere poche e lacunose. Tuttavia, ci sentiamo di anticipare cosa dobbiamo aspettarci dal nuovo Napoli targato Max.
Il calcio di Allegri: concetti semplici, ma radici complesse
Come molti appassionati sanno, Allegri tende molto a semplificare il gioco del calcio, o almeno questo è quello che fa nelle conferenze e probabilmente con i calciatori stessi. Tuttavia, nel suo staff non possono mancare, e non mancheranno nemmeno a Napoli, figure professionali che studiano i fenomeni più complessi che caratterizzano questo gioco tanto amato. Dal Match analyst, al data analyst, al tattico, all’allenatore in seconda, il calcio di Allegri è il risultato di considerazioni sorprendenti, che forse anche lo stesso tecnico ignora, ma che fotografano alla perfezione ciò che accade in campo. Vediamo come.
LA MATRICE DI VORONOI E IL CONTROLLO DEGLI SPAZI
Per capire bene il calcio di Allegri e la centralità che l’equilibrio ha nel suo concetto di gioco, dobbiamo fare un passo indietro nel tempo fino alla fine dell’ottocento, quando Georgy Voronoy, matematico nato nell'attuale Ucraina, specializzato in teoria dei numeri e geometria, ideò il cosiddetto diagramma di Voronoi, utilizzato in moltissimi campi, dall’informatica alla geografia, dalla robotica alla biologia, dall’astronomia alle telecomunicazioni, e oggi anche nell’analisi sportiva, in particolare nel calcio. In sostanza il campo viene costruito utilizzando la posizione istantanea dei 22 giocatori in campo, con l’obiettivo primario di stimare chi controlla quale porzione di campo. Ma in cosa si traduce questa impostazione in termini tattici? Per capirlo meglio, abbiamo voluto realizzare un diagramma utilizzando i calciatori attualmente ancora in rosa che verosimilmente rimarranno nel progetto del nuovo Napoli. Quello che vediamo, naturalmente, è un diagramma statico di partenza, con quelle che potrebbero essere le consegne che Allegri farà ad ogni singolo calciatore.
Il concetto di base è che una cella grande indica che il giocatore ha molto spazio "libero" attorno a sé, come nel caso di Neres. Questo può significare che deve occupare bene quel settore del campo, che deve essere il più possibile isolato, in 1 vs 1 ad esempio, ma anche che la squadra deve essere molto larga. Viceversa, una cella piccola, come ad esempio quelle di Lobotka e di Vergara, indica che in quella zona questi giocatori devono essere vicini, per agevolare il pressing, fare densità difensiva e garantire occupazione razionale degli spazi. Proviamo a spiegare anche altre zone di azione, come quella per esempio di Alisson, la cui cella risulta più stretta e lunga rispetto a quella del dirimpettaio Neres. Possibile, infatti, che in uno scacchiere di questo genere, a Neres sia chiesto di entrare maggiormente dentro il campo anche per stare più vicino a Hojlund, mentre ad Alisson il compito di posizionarsi in massima ampiezza per andare sul fondo e mettere cross o palle a rimorchio per i cut-back di McTominay e dello stesso Vergara. In questo schema, da notare anche come la cella di Rrahmani sia più ampia e protesa verso la metà campo rispetto a quella dell’altro centrale difensivo Buongiorno, conformazione facilmente motivabile con la maggiore dimestichezza in impostazione e in uscita palla al piede del kosovaro rispetto al compagno di reparto.
Anche la cella assegnata a McTominay è interessante. Essa si presenta allungata, con un vertice molto pronunciata verso destra, ossia verso il lato offensivo, proprio perché allo scozzese vengono affidate licenze di incursione particolari in virtù delle sue straordinarie doti di inserimento oltre che di realizzazione. Infine, non scontata la cella attribuita al portiere. Sappiamo come Allegri sia un allenatore che abbia, in tema portieri, una visione più classica e tradizionale della interpretazione del ruolo, e forse anche per questo motivo una figura come quella di Meret potrebbe essere rivalutata. La zona di azione affidata all’estremo difensore è visibilmente circoscritta all’area di rigore, con una piccolissima porzione centrale che si spinge a ridosso del limite della stessa area.
ECCO CHE NAPOLI SARA’
Quello che abbiamo provato a proporre è chiaramente una ipotesi fatta a priori e in modalità statica, ma va sottolineato come al termine di ogni gara, il Voronoi preparato in pre partita venga poi confrontato con quello post gara. In realtà, le società professionistiche calcolano il Voronoi migliaia di volte durante una partita grazie ai dati GPS o ai sistemi di tracking, analizzando, ad esempio l’ampiezza offensiva - se gli esterni stanno aprendo il campo -, la compattezza difensiva – se la squadra lascia corridoi centrali -, il pressing - chi controlla realmente la zona del pallone – e le linee di passaggio. Questo approccio teorico, probabilmente non lontano dalla realtà, ci spiega cosa aspettarsi dunque dal nuovo Napoli di Max Allegri.
Sarà una squadra ordinata, equilibrata, estremamente organizzata, con letture difensive preventive molto accentuate, con un probabile blocco medio-basso. In fase di possesso, sarà un Napoli dal poco possesso fraseggiato, più leggero e sbarazzino; dalla ricerca immediata della verticalità e della transizione offensiva veloce, con codifiche ben precise e con licenze offensive ad hoc, cucite addosso agli interpreti più estrosi e anarchici per capitalizzarne al meglio doti tecniche e inventive, a conferma di quanto Allegri ha dimostrato in carriera: ai giocatori di maggiore qualità ha sempre dato tavolozza e colori per dipingere calcio e divertimento, pur incappando talvolta in esperimenti non riusciti come quello di Leao. Dunque, pronti al nuovo Napoli che potrebbe sorprendere tutti, anche i più scettici.






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