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I numeri sono una cosa seria. Viaggio nella "vera dimensione" del Napoli


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Pubblicato nella sezione Campionato
I numeri sono una cosa seria. Viaggio nella vera dimensione del Napoli
© foto di Image Photo Agency

Viaggio nel Napoli di Massimiliano Allegri, analisi minuziosa dei numeri della compagine partenopea in relazione anche alle altre compagini del campionato di Serie A.


Sette punti in cinque partite. È questo il dato dal quale bisogna partire. Ma non è necessariamente quello al quale bisogna fermarsi, perché raccontare il Napoli di Massimiliano Allegri attraverso la sola classifica significa descrivere correttamente il risultato, ma non necessariamente raccontare correttamente la squadra. Il Napoli dopo cinque giornate ha raccolto 7 punti, frutto di due vittorie, un pareggio e due sconfitte, con 7 gol segnati e 6 subiti. È un dato oggettivo e non va edulcorato. È anche una partenza inferiore a quella delle ultime stagioni e questo confronto storico è perfettamente legittimo. Ma da qui a costruire l'idea di una squadra statisticamente povera, incapace di produrre gioco e lontana dai parametri delle migliori del campionato, ce ne passa.


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Il Napoli di Allegri. La narrazione e la realtà

Ed è proprio qui che comincia il problema della narrazione. Il dato non deve essere il megafono dell’opinione e soprattutto non deve diventare retorica. Le metriche non sono figurine da utilizzare a piacimento, questo perché nel calcio contemporaneo i numeri sono diventati indispensabili. Ma una metrica, presa isolatamente, non dimostra quasi mai qualcosa. L'xG non è un voto in pagella e soprattutto non dice chi ha giocato meglio in assoluto. Il possesso non certifica il dominio. Il numero dei passaggi non equivale alla qualità della costruzione. Il PPDA non stabilisce automaticamente quanto una squadra sia aggressiva e soprattutto se lo sia in modo efficace. Le progressive actions non significano necessariamente che una squadra abbia attaccato meglio. Una metrica diventa realmente informativa quando viene contestualizzata, normalizzata, confrontata e incrociata con il video e con il modello di gioco. È la differenza che esiste tra analisi dei dati e semplice esposizione dei dati. Dire, per esempio, che il Napoli ha sette punti è corretto, dire che ha sette punti e quindi sta producendo calcio da squadra di medio-bassa classifica è già un'altra cosa e per sostenerlo servono evidenze. Evidenze che, almeno dopo cinque giornate, sono molto più articolate. 


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L’ANALISI, QUELLA VERA

In primo luogo, un professionista che sappia essere tale deve citare le fonti dalla quali ha estrapolato i dati. Nel nostro caso, data la complessità dell’analisi e il numero di bugie raccontate da smentire, abbiamo utilizzato più fonti: FBref, Xg-understats, Opta Analyst e Marchstats. Ecco di seguito, cosa è venuto fuori dallo studio, una realtà molto diversa da quella che si ascolta e viene raccontata in giro da molti.

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PRODUZIONE OFFENSIVA – NO PENALTIES XG E XG SU AZIONE MANOVRATA

Il principale capo di accusa che si muove al nuovo tecnico riguarda la produzione offensiva e una presunta incapacità di costruire e produrre gioco. Il primo numero da guardare è l'Xg senza rigori. La classifica di questa metrica vede il Napoli all’ottavo posto con un valore di 1,78 a partita. Il dato aggregato (8,9) che pone il Napoli dietro a Roma, Inter, Como, Milan, Sassuolo, Juventus e Monza, non è un dato da squadra dominante, ma non è nemmeno il dato di una squadra che non produce. È soprattutto un dato che racconta una situazione molto precisa: il Napoli sta creando abbastanza per essere dentro il primo gruppo del campionato, ma non abbastanza per essere considerato oggi una delle due o tre migliori macchine offensive della Serie A. E qui emerge un aspetto interessante. I 7 gol realizzati sono inferiori rispetto al valore atteso di 8,9 e questo significa che uno dei problemi principali possa essere, almeno finora, una inefficienza nella finalizzazione rispetto alle occasioni create. Tuttavia il problema sembra essere più a monte; la quantità e soprattutto la qualità delle occasioni devono crescere. È una differenza enorme, perché una squadra che produce 12 xG e segna 7 gol ha un problema di finalizzazione, ma una squadra che produce 8,9 xG e segna 7 reti ha invece un problema prevalentemente di produzione offensiva. Sono due diagnosi completamente differenti. Per andare ancora più in profondità, perché l’analisi richiede studio, applicazione, tempo e pazienza, abbiamo voluto prendere in esame il dato dei gol attesi da azione manovrata, parametro che aggiunge al valore quantitativo una valenza qualitativa, questo perché il calcio non premia il volume delle intenzioni. Premia la qualità delle occasioni. Il risultato aggregato che ne scaturisce è per certi versi stupefacente: il tanto bistrattato Napoli figura al sesto posto con un valore aggregato nelle cinque gare disputate pari a 6,7 dietro solo a Roma (12), Inter (9,5), Como (8), Fiorentina (7,3) e Monza (7). Non è dunque vero che il calcio di Allegri sia insufficiente nella costruzione e nella manovra, tutt’altro. E’ però vero che il Napoli di queste prime cinque giornate riesce ad arrivare alla conclusione, ma deve aumentare la densità di occasioni ad alto valore. È una criticità reale. Ma è una criticità molto diversa dal sostenere che il Napoli non produca calcio.

PRODUZIONE OFFENSIVA – MINACCE ATTESE E TOCCHI IN AREA DI RIGORE AVVERSARIA

A supporto di quanto emerso anche l’esame degli x-threats, cioè delle minacce attese portate alla porta avversaria, racconta di un Napoli quinto in graduatoria con un valore di 1,52, dietro a Roma e Inter (2,11), Como (1,89) e Juventus (1,70). E anche il dato sul numero di tocchi a partita nell’area di rigore avversaria conferma un Napoli più offensivo di quanto si vuol far credere: settimo con 27,4.

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ANALISI QUALITATIVA DELLA FASE OFFENSIVA

Ma una analisi degna di tal nome non può prescindere da metriche qualitative che spieghino anche come una squadra si comporta nelle varie fasi. Nello specifico, andando ad analizzare la qualità dei tiri attesi negli xG notiamo come i partenopei siano ottavi per valore di xG per tiro con 0,10. Un valore nella media, certamente non scadente. Mentre nell’eccellenza figura il dato relativo al numero di passaggi completati nell’ultimo terzo di campo, quello che conta. Il Napoli è quinto con 156 passaggi di media gara, un dato che spiega come la squadra di Allegri abbia comunque una discreta qualità nella zona di rifinitura, preceduta solo dalla solita Roma, da Como, Juventus e Inter.

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Tuttavia non finisce qui. I numeri riescono ancora una volta a sorprendere, perché gli azzurri figurano al secondo posto per percentuale di passaggi completati nell’ultimo terzo offensivo con 81,3 preceduti solo dal Como con 82,5% e, udite udite, risultano secondi anche per numero di attacchi da azione manovrata per partita con una media di 5,2 (meglio ha fatto ancora una volta il Como con 6). Gli uomini di Allegri precedono tra le altre, Roma, Inter, Milan e Juventus. Niente male per una squadra che non sa produrre gioco.

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Infine, ma non per importanza, la metrica che certifica la capacità di andare a rete da azione manovrata, vede gli azzurri al primo posto con 2 gol a pari merito con Milan, Sassuolo e Lazio, mentre quella che considera il numero di cross a partita, vede il Napoli al terzo posto con una media di 15,8 preceduto solo da Inter e Roma. E anche quest’ultimo dato non è per niente male per una squadra che viene raccontata come pavida e poco offensiva.

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ANALISI DELLA FASE DIFENSIVA

Altro capo di accusa per il tecnico livornese: una presunta fragilità difensiva. E qui il dato difensivo è persino più interessante. Il Napoli ha incassato 6 reti in cinque partite, dato che lo colloca nella parte alta della classifica difensiva, mentre il differenziale reti è +1. Molto più significativo è il dato sui no penalties xG subiti: con 1,32 (6,6 aggregato) nelle prime cinque giornate, gli azzurri sono al quinto posto. Questo non significa che il Napoli abbia una difesa eccellente. Sarebbe una conclusione prematura. Significa però che il rendimento difensivo non può essere liquidato attraverso una narrazione semplicistica.

Il Napoli ha concesso occasioni. Ha avuto partite nelle quali gli avversari sono riusciti a creare problemi. Ma la fotografia complessiva dei dati non racconta una squadra sistematicamente travolta dagli avversari. E questo viene avvalorato dalla metrica affiancata che misura il valore degli xG subiti per tiro: con 0,8 il Napoli è terzo, elemento che certifica come con la sua fase difensiva costringa gli avversari a tiri a bassa probabilità di successo.

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ANALISI DEL CONTESTO

A tutto ciò va aggiunto il contesto relativo al calendario affrontato. Il calendario conta. E i contesti contano ancora di più. Il Napoli ha affrontato Genoa, Como, Inter, Bologna e Fiorentina. Ma soprattutto ha affrontato l'Inter a San Siro, una delle squadre che in questo momento presenta alcuni dei migliori indicatori offensivi del campionato. Ed è proprio contro l'Inter che il Napoli ha prodotto 2,46 xG, pur perdendo 3-2. Questo è uno di quei dati che una narrazione costruita esclusivamente sulla classifica rischia di cancellare. La partita di Milano non è stata una partita nella quale il Napoli ha semplicemente subito l'avversario, il Napoli ha perso, ma ha prodotto una quantità di occasioni statisticamente significativa. Contro il Bologna, invece, ha costruito una prestazione ancora più interessante: 1,82 xG contro appena 0,37 concessi, 15 tiri contro 5 e 58% circa di possesso. Questi sono numeri che vanno messi insieme alla prestazione visiva. Non sostituiscono il video, lo completano. La partita di Firenze è l'esempio perfetto. L'1-1 contro la Fiorentina rappresenta forse il caso più evidente di quanto sia pericoloso utilizzare una sola metrica. Il Napoli ha prodotto 1,40 xG, mentre la Fiorentina ne ha prodotti 1,14. Ha effettuato 13 conclusioni e 5 nello specchio, con quasi il 58% di possesso. Allegri, nel post partita, ha sottolineato proprio questo aspetto: non basta avere possesso se non si riescono a trasformare le occasioni in gol, una considerazione metodologicamente corretta, perché il possesso non è il fine, ma lo strumento. Così come non è sufficiente dire che il Napoli ha tenuto la palla. Bisogna chiedersi dove, come, con quale velocità, con quali ricezioni tra le linee, quante volte ha attaccato l'area, con quale qualità delle occasioni. Il dato grezzo deve diventare informazione tattica. E qui entra in gioco il lavoro del match analyst. Un' analisi seria dovrebbe mettere insieme almeno quattro livelli. Primo, il risultato: 7 punti in 5 partite; secondo, la performance: metriche varie tra cui quelle presentate; terzo, il contesto: avversario, sede della partita, stato del punteggio, game state, minuto dell'azione, qualità della squadra affrontata; quarto, il video: struttura di possesso, occupazione degli spazi, altezza dei terzini, ricezioni tra le linee, pressing, rest defense, transizioni positive e negative, qualità delle uscite dalla pressione. Solo dall'incrocio di questi quattro livelli nasce una valutazione realmente utile. Il problema non sono i numeri. È l'uso che se ne fa. La discussione sul Napoli dovrebbe quindi spostarsi da una domanda molto semplice — "quanti punti ha?" — a una domanda molto più interessante: "Che cosa sta producendo realmente questa squadra?" La risposta, dopo cinque giornate, è meno ideologica e molto più interessante. Il Napoli, 9° per punti effettivi, presenta una forbice tra ciò che produce e ciò che dovrebbe produrre che permette di individuare con abbastanza chiarezza il problema: l'attacco deve diventare più qualitativo, più continuo e più pericoloso. Questa è un'analisi. Dire semplicemente "il Napoli è nono, quindi gioca male" non lo è. Ma nemmeno sarebbe corretto sostenere il contrario: "i numeri dicono che il Napoli sta giocando benissimo". Perché non lo dicono. I numeri raccontano una squadra con diversi parametri già competitivi, alcuni collocati nel primo gruppo della Serie A, ma anche con criticità evidenti nella produzione offensiva e nella continuità della prestazione. Ed è proprio questa complessità che dovrebbe interessare chi analizza il calcio. 

ANALISI DI AGGRESSIVITA’ E CAPACITA’ DI DOMINIO

E siamo giunti ad una delle boutade più grossolane che ci stanno raccontando in queste settimane. Che la squadra di Allegri sia ultima per capacità di pressare alta e che abbia un possesso palla sterile. Premesso che il Napoli di Conte, quello scudettato, presentava un valore di PPDA, cioè numeri di passaggi concessi prima di provare a recuperare il possesso, pari a 11,87 (il nono in lega), quello di Allegri è pari a 13,5 decimo in Serie A. Dunque un valore medio e non basso. Anche il dato sul Field tilt, la percentuale di possesso nell’ultimo terzo offensivo, pari a 53,16%, pone gli azzurri al settimo posto dietro a Roma, Inter, Juventus, Como, Venezia e Milan. Dati che dimostrano una voglia ed una capacità di presenza nelle zone di campo che contano, specie se li incrociamo con quelli relativi al numero di passaggi nella stessa zona e alla percentuale di precisione dei passaggi, metriche illustrate in precedenza.

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ANALISI DELLA PERFORMANCE ATTESA

Da questi dati, e da una miriade di altri che non presentiamo per ovvie ragioni di spazio, scaturiscono le conclusioni. Intanto, nella differenza tra gol attesi attivi e gol attesi passivi, al netto dei rigori, il Napoli, con un saldo positivo di +0,46 , figura sesto dietro Roma, Inter, Juventus, Milan e Como. Inoltre, nella ormai famosa classifica degli x-points, cioè dei punti attesi, gli azzurri figurano sesti con 7,9 punti, ossia 0,9 in meno di quanto raccolto sul campo.

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LA STATISTICA NON DEVE DIVENTARE UN'ARMA IDEOLOGICA

C'è una tentazione sempre più diffusa nel calcio contemporaneo: utilizzare la statistica per confermare una tesi già decisa. Prima si stabilisce la conclusione, poi si cerca il numero che la dimostri. È l'esatto contrario dell'analisi. Una metrica seria deve poter anche smentire la nostra ipotesi iniziale. Se penso che una squadra sia dominante, ma scopro che produce poco xG, devo cambiare idea. Se penso che una squadra sia passiva, ma scopro che concede pochissimo xGA e recupera continuamente palla in zone avanzate, devo rivedere la mia interpretazione. Se penso che una squadra costruisca male, ma vedo percentuali elevate di progressione, entrate nell'ultimo terzo e ricezioni in zone di rifinitura, devo approfondire. Il dato non deve essere il megafono dell'opinione. Deve, al contrario, essere il correttivo dell'opinione. Il Napoli di Allegri, oggi, va quindi letto così. Non è una squadra da celebrare statisticamente, ma non è una squadra da demolire statisticamente. È una squadra che, dopo cinque giornate, presenta un rendimento in classifica insufficiente rispetto alle aspettative, ma contemporaneamente possiede una serie di indicatori di performance che la collocano già nel gruppo competitivo della Serie A. E questo è esattamente il punto che una buona analisi dovrebbe evidenziare. Il Napoli deve migliorare, deve creare occasioni di maggiore qualità, deve aumentare la continuità offensiva, deve trasformare maggiormente il controllo territoriale in occasioni pulite, deve evitare che prestazioni statisticamente positive, come quella contro il Bologna o alcune fasi della gara di Milano, producano un ritorno di punti inferiore alla prestazione. Ma per capire quanto debba migliorare e dove debba farlo non servono slogan. Servono dati. Dati provenienti da fonti identificabili, dati confrontabili, dati contestualizzati. E soprattutto dati verificati attraverso il campo. Perché i numeri sono una cosa seria, e proprio per questo non possono essere utilizzati come cori da curva: scegliendo solamente quelli che fanno comodo alla propria tesi. La statistica nel calcio non deve decidere la sentenza, deve aiutare a formulare le domande giuste. E, nel caso del Napoli di Allegri, dopo cinque giornate la domanda giusta non è se la squadra sia "forte" o "scarsa". La domanda è molto più concreta: come trasformare una produzione già competitiva in una produzione realmente dominante nelle zone che contano, cioè dentro e attorno all'area avversaria? È lì che passerà la differenza tra una squadra che raccoglie sette punti e una squadra capace di trasformare le proprie prestazioni in una classifica all'altezza delle proprie ambizioni.


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Alessandro D'Aria
Match Analyst, Football Data Analyst e Professional Football Scouter, certificato ed abilitato alla professione. Giornalista pubblicista iscritto all'ODG Campania, a fine anni '90 ha seguito da vicino il Napoli, sia Primavera che prima squadra.
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