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Ferrero e De Laurentiis, romani diversi. Oggi ci sono, domani chissą dove andranno a girare


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Pubblicato nella sezione Campionato

Massimo e Aurelio, una cittą in comune e il cinema (che diventa calcio) nel destino. Due storie che hanno punti di contatto.


Usare il calcio per prolungare l'eco di sé, è una pratica abbastanza diffusa. Quanti politici o personaggi famosi hanno deciso di darsi al pallone per rilanciarsi? La lista è lunga. La riuscita, però, dipende dai suoni delle storie che ti porti dietro. Massimo Ferrero è uno di questi. Romano, 69 anni, coi capelli da pittore folle, trascina il furbo e costruito “non-sense” dei suoi ragionamenti sulla raucedine. Aurelio De Laurentiis, invece, 71 anni, romano anche lui, è l’annuncio di sé che diventa eco simmetrico tra cinema e calcio nel punto in cui la pellicola cala e il pallone cresce. Ferrero contro De Laurentiis: Napoli-Sampdoria è anche l'incontro tra due storie diverse di cinema, tra due modi di interpretare la "supercazzola" come divertimento parallelo.


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Ferrero, definito “Er Viperetta” da un costumista gay respinto a calci, è il marciapiede su cui De Laurentiis non ha mai studiato, è il carcere minorile per uno schiaffo a un vigile (il padre di una ragazza con la quale amoreggiava). Massimo è romano de Roma, è il macellaio di Testaccio, cuore popolare e operaio della capitale. Figlio di un autista di autobus e di una venditrice ambulante, vedeva nella nonna paterna - soubrette al teatro Ambra Jovinelli – un'indicazione stradale. A 7 anni andava a Cinecittà di nascosto per fare la comparsa. Con lui l'amico più grande Giuliano Gemma. "La vita, nel mio quartiere non era uno scherzo. Ho fatto di tutto, il fornaio, il segretario, l’aiuto segretario, l’organizzatore, il produttore esecutivo. Mi industriavo - disse in una intervista con orgoglio -. Ho sempre fatto lasciando ad altri salotti, amici importanti, padrini e padroni”. Nel 1991 la famosa apparizione nel film "Ultrà", con Claudio Amendola e Ricky Memphis. Qualche anno dopo, nel 1995, all'età di 44 anni, vola a Cuba per proporre a Fidel Castro il Cinema di Stato. Un fiume in piena, tante idee e voglia di stupire e di stupirsi. Poi sposa una ereditiera, Laura Sini (la cui famiglia è famosa per i prodotti caseari) e fonda una casa di produzione, la Blu Cinematografica. I film si rivelano dei flop e generano pesanti passivi. Così prova un rilancio acquistando alcune sale cinematografiche creando il circuito Massimo Ferrero Cinemas. Arrivano altri scivoloni e fallimenti non senza noie giudiziarie. Nel 2014, acquista la Sampdoria. Il club doriano vive di alti e bassi, si tiene a galla ma non entusiasma nessuno: i tifosi gli chiedono di cedere il club e di andare via. 


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De Laurentiis è romano pure lui, con la polemica sempre a portata di mano, ma con la pasta di Torre Annunziata a dare sostanza alla dialettica. "Sono nato a Roma, sì, ma sento dentro di me la formazione paterna, soprattutto quella di mio nonno Aurelio e di mia nonna Giuseppina che faceva i ziti stufati e delle candele che, quando rimanevano quei residui, con il ragù si insinuavano nel culetto del pane e ci riempivano il palato di gioia", disse qualche anno fa. E’ figlio di Luigi e nipote di Dino, oplontini doc, due istituzioni del cinema mondiale. A differenza di Ferrero che aveva la passione per la recitazione, Aurelio ha la strada spianata nel cinema. Ma non come attore. Inizia con “Un borghese piccolo piccolo”, con un monumentale Alberto Sordi protagonista. Dopo importanti titoli come "La mazzetta", "Amici miei" e "Maccheroni", percependo il vento che cambia da navigato lupo di mare con il collo di pelliccia, inizia a produrre i cinepanettoni con Boldi e De Sica figlio. Nel suo incedere c'è tutto: il cinema di Monicelli, la cafonata, i Vanzina figli di Steno, il Verdone di "Gallo cedrone". Sulla discesa della comicità natalizia, con un altro guizzo da marpione intravede nel calcio la strada della risalita. Compra il Napoli nel 2004, dalla C lo porta in Serie A. Vince 4 trofei (3 Coppe Italiana e una Supercoppa italiana), tiene la squadra costantemente in Europa e può lamentarsi di aver subito due torti: uno scudetto e una Supercoppa praticamente scippati. Nonostante ciò non manca, tra i tifosi, chi spera in una cessione del club da parte sua. Sampdoria e Napoli riflettono oggi le storie dei due presidenti. Napoli e Sampdoria sono l'eco di due percorsi di cinema amplificati dal calcio e che hanno in comune la proiezione dei loro presidenti “hic et nunc”, senza tende, come Sergio Castellitto ne “L’uomo delle stelle”: oggi ci sono, domani chissà dove andranno a girare.

Luca Cirillo


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Luca Cirillo
Giornalista dal 2010, ha lavorato per Il Roma. Da vicedirettore ed inviato di giornali online, ha seguito il Napoli in giro per l'Europa. È autore e conduttore di programmi su Radio Amore e collabora con alcune riviste.
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