Conte è tornato nella sua confort zone, ma ha un problema che dovrebbe risolvere
Critiche legittime per il cammino del Napoli in Champions League e, ora, Antonio Conte è tornato nella sua confort zone. Ma il vero problema non è questo.

Le critiche al cammino del Napoli in Champions League sono legittime, forse inevitabili. Le avversarie affrontate erano ampiamente alla portata e gli azzurri avevano tutte le condizioni per superare la League Phase senza particolari affanni. Uscirne con appena otto punti è un risultato che non può essere liquidato come una semplice fatalità.
Anche perché il paradosso è evidente: le uniche due squadre battute, Qarabag e Sporting, sono poi riuscite ad arrivare alle fasi finali. Un dettaglio che rende l'eliminazione ancora più amara e che spinge a interrogarsi sulle reali cause del fallimento europeo. Gli infortuni, è innegabile, hanno inciso pesantemente sul percorso. Ma la domanda vera è un'altra: perché sono stati così numerosi? Antonio Conte, in una delle sue uscite più lucide, aveva detto una frase che a Napoli pesa come un macigno: "Napoli non va presa per il c**lo". Un concetto condivisibile, sacrosanto. Eppure Antonio, quando ti rifugi nella sfortuna, nel malocchio o nella casualità per spiegare una vera e propria emergenza fisica, il rischio è proprio quello di fare il contrario.
Nel calcio la sfortuna conta poco. È un concetto comodo, quasi astratto. Non è un principio, ma una conseguenza. Spesso è l'effetto finale di scelte, carichi di lavoro, gestione delle risorse. E allora appellarsi alla malasorte diventa una scorciatoia che non convince.
Conte, oggi, è tornato nella sua comfort zone: una sola competizione a settimana, con la Coppa Italia che difficilmente può essere considerata un dispendio reale di energie. Ma resta un nodo irrisolto, forse il più delicato: la capacità di ammettere le proprie responsabilità.
I suoi meriti sono fuori discussione. Non si diventa uno degli allenatori più vincenti del calcio italiano per caso. Tuttavia, quando il discorso si allarga all'Europa, emergono fragilità già viste altrove. E allora, invece di puntare il dito - come accaduto in passato contro calciatori, società o staff - sarebbe più utile spiegare cosa non ha funzionato, a partire dalla preparazione.
Perché se Napoli non va presa in giro, Conte sai bene che i tifosi non sono stupidi. Trentatré infortuni non possono essere un caso, né il frutto di una congiura astrale. C'è una questione tecnica, gestionale, che meriterebbe chiarezza. Non per alimentare polemiche, ma per restituire fiducia e permettere all'ambiente di fare pace con una stagione europea che resta, comunque la si voglia raccontare, un'occasione persa.
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