Come giocherebbe il Napoli di Vincenzo Italiano: possesso e verticalizzazioni

Vincenzo Italia, allenatore della Fiorentina, potrebbe essere l'erede di Luciano Spalletti. Il Napoli provò ad ingaggiarlo già anni fa.
Dopo le grandi imprese con lo Spezia di qualche anno fa, ovvero dal 2019 al 2021, Vincenzo Italiano è approdato alla Fiorentina. Il tecnico, di origini siciliane, è nato in Germania, a Karlsruhe, dove i genitori raggiunsero i nonni che si erano trasferiti lì. Classe 1977. L’attuale mister dei viola ha portato la squadra in finale di Coppa Italia (persa contro l'Inter) e in finale di Conference League (dove affronterà il West Ham). Il suo è un profilo seguito da tempo, Aurelio De Laurentiis già provò ad ingaggiarlo per il suo Napoli. Da calciatore fu acquistato dal Verona nel 1996 e con i veneti che si trovavano in Serie A giocò fino al 2007 con un breve passaggio di sei mesi al Genoa. Poi decise di passare al Chievo e riassaporare la Serie A, ma a fine anni i “mussi volanti” tornarono in cadetteria. Grazie ai suoi 6 gol divenne determinante per la promozione in A e nel 2009 si meritò la salvezza.
Vincenzo Italiano era un regista più fisico che tecnico, ma le sue letture di gioco gli sono servite per intraprendere la carriera di allenatore. A De Laurentiis piace perché alterna il 4-2-3-1 ed il 4-3-3, moduli perfetti per dare continuità al lavoro di Luciano Spalletti. Appena arrivato alla Fiorentina Italiano firmò un contratto da un milione di euro a stagione, ma a fine anno la qualificazione in Conference League gli valse un sensibile aumento. Oggi, infatti, guadagna 1,7 milioni all’anno, quasi il doppio rispetto al precedente accordo. A Napoli potrebbe, nel caso, arrotondare e strappare un accordo da 2 milioni più bonus.
Il Napoli di Vincenzo Italiano resterebbe all'insegna del possesso palla e delle verticalizzazioni, ma ovviamente molto dipenderebbe dalla conferma di Victor Osimhem. In questi anni alla Fiorentina si è specializzato con il 4-2-3-1, ma allo Spezia aveva ben figurato anche con il 4-3-3. Non è un mister integralista e si fa apprezzare per i cambi di modulo a partita in corso. L'aspetto da migliorare, almeno rispetto al suo lavoro a Firenze, è la continuità, la capacità di tenere tutti sulla corda.








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