Allegri è "un eroe dei nostri tempi": il suo Napoli ha bisogno di Tina Pica

Il Napoli ha già dimostrato di saper vincere, ma ha bisogno di una scintilla e di un'idea per capire come farlo ancora. A Max il compito di osare, senza paura.
"Si muore un po' per poter vivere". Ogni grande cambiamento impone una dose di dolore. Una parte di noi va via per lasciare spazio al nuovo che avanza. Il calcio non fa eccezione. Ai tecnici dal glorioso background, per restare al passo con i tempi (non solo di gioco), serve un minimo di coraggio per cambiare pur senza snaturarsi.
La verità sul mancato arrivo di Italiano a Napoli e la scelta di puntare su Allegri
Massimiliano Allegri, arrivato a Napoli dopo due scudetti conquistati dai partenopei negli ultimi quattro anni (con due filosofie totalmente diverse, quella di Spalletti e quella di Conte), si trova davanti ad un problema che non è soltanto tattico. È quasi culturale. Perché il Napoli ha vinto. E quando una squadra vince (Supercoppa italiana compresa), cambiare diventa più difficile. Non puoi presentarti dicendo: "Adesso ribalto tutto". Ecco perché non è arrivato Vincenzo Italiano, che chiedeva al Napoli i prodromi del cambiamento, ovvero dal calcio solido e speculativo di Conte, al suo, più offensivo, dinamico e fortemente verticale, basato su un'intensità costante e sul dominio del gioco attraverso il possesso palla e la ricerca della superiorità numerica.
Aurelio De Laurentiis ha scelto di consolidare perché evidentemente non è il momento di nuove semine con tanto di investimenti dopo operazioni clamorosamente sbagliate. Ed anche perché cedere alcuni calciatori per monetizzare non era facile. L'unico, Gutierrez, ceduto al Bayer Leverkusen, ha portato in cassa 30 milioni. Così è arrivato Allegri, il cui curriculum piace al patron: trofei vinti in Italia e due finali di Champions League (entrambe perse). Inoltre lo scaramantico Aurelio ha ricordato che l'avvicendamento tra Conte e Max portò bene alla Juventus.
Obiettivo del Napoli chiaro, quindi: non buttare via quello che ha funzionato, ma consolidarlo e provare ad aggiungere qualcosa. Max lo aveva detto già alla presentazione: la rosa può giocare con più sistemi, e l'obiettivo è arrivare a marzo dentro tutte le competizioni. Ora, alla luce di queste prime uscite stagionali, non del tutto edificanti, il problema è capire quanto coraggio ci vorrà per "morire un po' per poter vivere", ovvero rendere questo Napoli un po' meno prevedibile di quello che è a causa di un gioco che appare per certi aspetti datato.
Allegri è "un eroe dei nostri tempi"
Il calcio moderno non chiede necessariamente di correre di più. Impone di pensare prima. Di muoversi per tempo. Di attaccare in maniera preventiva. In questo senso l'Allegri visto a Napoli fin qui somiglia tanto ad Alberto Sordi nella pellicola "Un eroe dei nostri tempi" (film del 1955 diretto da Mario Monicelli) nei panni di Alberto Menichetti, un uomo ossessionato dalla paura, dalla prudenza, dalla necessità di sentirsi sempre al sicuro. Uno che, se fosse stato allenatore, probabilmente avrebbe chiesto alla squadra di non prendere gol prima ancora di chiedere di segnare. Uno che davanti al pericolo non pensa a come affrontarlo, ma a come evitarlo. Ed è proprio per questa paura che finisce per mettersi nei guai.
Il Napoli ha bisogno di Tina Pica nei panni di Clotilde
Ecco perché il Napoli ha bisogno di Tina Pica prima ancora che di De Bruyne. Ha bisogno del personaggio Clotilde, la vecchia zia di Alberto dai modi apparentemente ruspanti, anacronistici, ma in realtà scaltra, in anticipo sui tempi. E che improvvisamente sforna consigli illuminanti in grado di arginare ed aggirare la paura. Ad ogni intuizione Sordi le dice: "L'hai avuta tu questa idea?". "Sì". Serve insomma qualcuno in grado di pensare ad una soluzione che, per paura, non si ha il coraggio di immaginare. Allegri non è nè Sordi nè Menichetti, ma deve avere l'audacia di sorprendere. Non necessariamente con un modulo. Non solo con una formazione, ma con il modo di giocare. Perché il Napoli può essere solido, può essere equilibrato, può gestire, può aspettare. Ma se vuole fare un passo in avanti deve anche avere la sfrontatezza di prendere la partita per il collo.
Contro il Bologna al Maradona e nel primo tempo con la Fiorentina al Franchi qualcosa si è visto, poi è prevalsa la "paura", la voglia di difendere il "punto" conquistato. E nel calcio di oggi è il primo passo verso il burrone perché alla lunga ti fa perdere certezze e ti sfianca. Far correre il pallone (che non suda, come disse Liedholm) è meno faticoso di rincorrere gli avversari (principio caro anche a Spalletti e Klopp).
Occorre dunque il coraggio di non accontentarsi del controllo, l'intelligenza di non confondere equilibrio con eccessiva prudenza, la sicumera di dire a un terzino: "Vai". Favasuli docet. Ad una mezzala: "Inserisciti". In attesa di McTominay. A un esterno: "Punta l'uomo". Confidando in Neres. A un centrocampista: "Prova la giocata". Il De Bruyne con il suo Belgio. E alla squadra intera: "Se perdiamo palla, la riconquistiamo subito".
Svecchiare il gioco non significa rinnegare Allegri. Significa, semmai, aggiornare Max. Ed è una differenza enorme. L'allenatore non deve diventare un altro. Deve passare ad una versione nuova di se stesso. Anche perché il club gli ha consegnato una rosa con giocatori che possono permettersi qualcosa in più. De Bruyne non è stato preso per giocate estemporanee degne del suo nome, ma va valorizzato. Hojlund non è un turista nell'area avversaria, servono collegamenti. Occorre dunque una Tina Pica più attiva nello spogliatoio. Una che, quando Allegri sta pensando a come proteggere il risultato, indica un'alternativa, come ad esempio ha fatto Marco Landucci con Politano e Gilmour: lancio dal corner, inserimento e gol alla Fiorentina. "L'hai avuta tu questa idea?". "Sì".
Occorre divertirsi di più, sciogliere la tensione, perché il vero rischio, oggi, non è che Allegri cambi troppo. È che cambi troppo poco. Il calcio non è più quello nel quale puoi aspettare sempre l'errore dell'avversario. Il Napoli ha già dimostrato di saper vincere, ma ha bisogno di una scintilla per capire come farlo ancora. Il Napoli deve evolversi, magari rischiando con una spruzzata di follia in più. Agli azzurri, in questo momento, serve un allenatore a testa alta, privo di quella paura di sbagliare che inevitabilmente si riflette sulla squadra. I risultati sono importanti, ma è ancora più importante trovare il percorso giusto per arrivare a destinazione con un'identità riconoscibile. A quel punto tutti chiederanno a Max: "L'hai avuta tu questa idea?".








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