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Allegri-Napoli, forse è il momento di rifarlo. La lezione della rivoluzione di Lippi


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Pubblicato nella sezione Campionato
Allegri-Napoli, forse è il momento di rifarlo. La lezione della rivoluzione di Lippi
© foto di SSC Napoli

Massimiliano Allegri potrebbe guardare alla lezione di Marcello Lippi del 1993-1994. Ovviamente il Napoli attuale è una società molto più solida e dispone di risorse che quello poteva soltanto sognare.


Quando Marcello Lippi arrivò a Napoli nell'estate del 1993 trovò una società alle prese con enormi problemi economici e una squadra che aveva perso Careca, Gianfranco Zola, Massimo Crippa, Giovanni Galli e Massimo Mauro. Il grande Napoli degli anni precedenti non esisteva più e bisognava inventarne un altro con quello che c'era.


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L'inizio di Lippi a Napoli fu difficile

L'inizio fu complicato e proprio allora Lippi fece una scelta tutt'altro che scontata. Invece di cercare rifugio negli uomini più esperti, cominciò a rivedere le gerarchie. Sebastiano Nela, Roberto Policano e Fausto Pari, calciatori con esperienza, carriera e personalità, persero progressivamente centralità. Non erano comprimari da sacrificare a cuor leggero, ma uomini ai quali sarebbe stato persino naturale affidarsi in un momento difficile.


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Lippi scelse un'altra strada

Pino Taglialatela diventò il portiere, Fabio Cannavaro trovò continuità in difesa accanto a Ciro Ferrara, Fabio Pecchia conquistò spazio ed Eugenio Corini ebbe le sue opportunità. Enzo Gambaro e Giovanni Bia contribuirono alla solidità della squadra, mentre Paolo Di Canio portò talento e sfrontatezza. Accanto a loro rimasero l'esperienza di Jonas Thern e i gol di Daniel Fonseca.

Non fu una semplice contrapposizione tra vecchi e giovani. Lippi decise chi gli serviva per costruire la sua squadra, senza considerare il curriculum una garanzia del posto. Quel Napoli arrivò sesto e conquistò la qualificazione alla Coppa UEFA. Un risultato tutt'altro che scontato per una squadra nata tra difficoltà economiche, partenze eccellenti e parecchie incognite.

Allegri può guardare a quella lezione

Sono passati più di trent'anni e sarebbe sbagliato sovrapporre le due situazioni. Il Napoli attuale è una società molto più solida e dispone di risorse che quello del 1993 poteva soltanto sognare. Ma quella stagione lascia una lezione ancora interessante: quando una squadra deve ripartire, ciò che è stato non può condizionare ciò che dovrà essere.

Kevin De Bruyne può essere messo al centro del villaggio e diventare il riferimento tecnico intorno al quale ridisegnare il Napoli. Ma poi bisogna guardarsi intorno e capire chi abbia gambe, qualità e soprattutto fame per accompagnarlo.

Billy Gilmour ha tutto per conquistare una posizione più importante. Antonio Vergara merita minuti veri per capire quale possa essere il suo peso nel Napoli. Costantino Favasuli è un'altra risorsa da mettere alla prova. E Luca Marianucci, una volta rientrato dall'infortunio, deve avere la possibilità di giocarsi le sue carte, perché anche in difesa il Napoli ha bisogno di capire se il futuro possa essere già dentro casa.

Nessuno può sapere oggi dove arriveranno questi ragazzi. Ed è giusto così. Nel 1993 nessuno poteva conoscere la carriera che avrebbe avuto Fabio Cannavaro né immaginare il percorso di Fabio Pecchia. Prima di diventare certezze furono calciatori ai quali qualcuno concesse la possibilità di sbagliare, crescere e conquistarsi il posto.

Rifondare non significa demolire

I protagonisti degli scudetti hanno scritto pagine importanti della storia recente del Napoli. Ma arriva un momento nel quale ciò che un calciatore ha rappresentato deve essere separato da ciò che può ancora dare.

Lippi non fece piazza pulita. Ciro Ferrara rimase un riferimento, Jonas Thern portò esperienza e Daniel Fonseca continuò a segnare. Scelse semplicemente gli uomini che riteneva funzionali alla squadra che aveva in mente.

Allegri potrebbe partire dallo stesso principio.

Non è detto che servano dieci acquisti o l'ennesima rivoluzione estiva raccontata attraverso il mercato. Prima bisognerebbe stabilire chi sarà davvero al centro del progetto, chi potrà accompagnarlo e chi dovrà guadagnarsi nuovamente sul campo una centralità che fino a ieri sembrava acquisita.

Perché una parte del nuovo Napoli potrebbe essere già a Castel Volturno.

Il coraggio di scoprire le certezze di domani

Il Napoli del 1993-94 non vinse trofei e non aprì un grande ciclo. Arrivò sesto e tornò in Europa in una delle fasi economicamente più difficili della storia del club. Proprio per questo vale la pena ricordarlo.

Lippi prese una squadra impoverita e accettò il rischio di affidarsi anche a calciatori che dovevano ancora dimostrare quasi tutto.

Oggi Allegri parte da una situazione completamente diversa, ma una domanda resta valida: continuare ad affidarsi alle certezze di ieri oppure provare a scoprire quelle di domani?

De Bruyne può essere il centro del villaggio. Gilmour può prendersi più responsabilità. Vergara, Favasuli e Marianucci possono avere la possibilità di dimostrare se sono pronti.

Non sappiamo se lo siano.

Per scoprirlo, però, devono giocare.

Poi deciderà il campo.

A Napoli esiste un vecchio modo di dire che, forse, racconta questa idea meglio di qualsiasi teoria calcistica: “Chi nun tene curaggio nun se cocca ch' 'e femmene belle.”


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Ivan Scudieri
Speaker radiofonico, giornalista sportivo, dal 1996 ha collaborato con diverse radio, tra cui Radio Marte e Radio Kiss Kiss Napoli. Iscritto all'albo dei pubblicisti, è un grande tifoso del Napoli.
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