Alla scoperta del Genoa di De Rossi, squadra che vuole avere un'identità

Scopriamo il Genoa di Daniele Rossi, la compagine ligure sarà la prima avversaria del Napoli nel campionato di Serie A 2026-2027.
Esordio difficile quello del nuovo Napoli di Allegri in quel di Marassi, contro il Genoa di Daniele De Rossi. In uno dei catini più focosi della Serie A, i partenopei affronteranno una squadra rimodellata dal bravo tecnico romano. Scopriamo insieme il suo nuovo Genoa.
Alla scoperta del Genoa di De Rossi
Il Genoa 2026/27 di Daniele De Rossi nasce dall'idea di restituire alla squadra rossoblù un calcio più coraggioso, dinamico e ambizioso. Il sistema di partenza, al principio prevalentemente un 3-5-2 ereditato dalla precedente gestione tecnica, si è velocemente evoluto in un più offensivo 3-4-2-1. Ma sarebbe riduttivo fermarsi al semplice disegno tattico. Quello che interessa davvero è il modo in cui i giocatori si muovono all'interno di quella struttura e, soprattutto, l'atteggiamento con cui la squadra affronta le diverse fasi della partita.
UN “GRIFONE” CHE VUOLE AVERE UN'IDENTITÀ
De Rossi sembra avere costruito una squadra che non aspetta passivamente gli avversari, ma prova a condizionare la partita. Il Genoa vuole essere aggressivo, avere coraggio e, quando possibile, giocare nella metà campo avversaria. La scelta del sistema a tre difensori va proprio in questa direzione. A prima vista potrebbe sembrare una soluzione prudente, ma nelle intenzioni dell'allenatore è tutt'altro. I tre difensori garantiscono una base stabile alla squadra e permettono agli esterni di spingersi molto più avanti. In questo modo il Genoa può occupare il campo in maniera più ampia e portare più uomini nella zona offensiva. È un calcio nel quale la posizione iniziale conta meno del movimento successivo. Un esterno può partire largo e poi avvicinarsi al centro; una mezzala può abbassarsi per aiutare la costruzione oppure inserirsi in area; una delle punte, ad esempio Colombo, può venire incontro mentre l'altra, Vitinha, attacca immediatamente la profondità. Il risultato è una squadra che cerca di muovere continuamente la struttura difensiva avversaria.
L'AMPIEZZA PER APRIRE IL CAMPO
Uno degli elementi più importanti del Genoa di De Rossi è rappresentato dagli esterni, la cui presenza molto avanzata costringe gli avversari a scegliere: seguirli fuori oppure proteggere maggiormente il centro? Da questa scelta nascono molte delle situazioni offensive che il Genoa vuole creare. Se il difensore avversario esce sull'esterno, si apre spazio centralmente per una mezzala o per una delle punte. Se invece rimane stretto, il Genoa può servire l'esterno in una posizione favorevole. È un principio semplice, ma molto efficace: allargare la difesa per poi attaccarla dove è più vulnerabile. In questo senso il Genoa di De Rossi non vuole semplicemente arrivare sul fondo e crossare, ma vuole sfruttare l'ampiezza soprattutto per creare spazio dentro il campo.
IL CENTROCAMPO COME CUORE DELLA SQUADRA
Il reparto che può determinare maggiormente la qualità del Genoa è probabilmente il centrocampo, dove De Rossi cerca giocatori capaci non soltanto di correre, ma di interpretare le situazioni. La squadra deve saper accelerare quando vede spazio, rallentare quando è necessario consolidare il possesso e soprattutto accompagnare l'azione con più uomini. Frendrup rappresenta molto bene questa filosofia. La sua importanza deriva dalla capacità di recuperare palloni e al tempo stesso dalla possibilità di dare equilibrio alla squadra mentre gli altri giocatori possono spingersi in avanti. Le mezzali, invece, hanno il compito di collegare il centrocampo con l'attacco. Devono essere presenti nella costruzione, ma anche arrivare vicino all'area, sostenere le punte e partecipare immediatamente alla riconquista quando il pallone viene perso. È proprio questa continuità tra le diverse fasi del gioco uno degli aspetti più interessanti del progetto di De Rossi.
DUE PUNTE, DUE MOVIMENTI
Anche il modo di utilizzare i due attaccanti è significativo. Le caratteristiche tecniche di Vitinha consentono a De Rossi di “mascherare” il sistema di gioco, in partenza con una sola punta, Colombo, che in realtà diventa un sistema con due punte grazie proprio alla versatilità del giocatore portoghese che bascula tra la trequarti e l’area offensiva, destabilizzando il sistema difensivo avversario. In buona sostanza, il Genoa non sembra voler affidarsi esclusivamente a due centravanti statici. L'idea è piuttosto quella di avere due giocatori capaci di alternarsi nei movimenti. Uno può venire incontro per ricevere il pallone e favorire la combinazione con i centrocampisti; l'altro può sfruttare immediatamente lo spazio che si crea alle sue spalle. Colombo può rappresentare il riferimento più avanzato, quello che dà profondità e presenza in area, mentre giocatori come Vitinha possono offrire maggiore mobilità e capacità di legare il gioco. L’ aggiunta a questo meccanismo di un calciatore con le caratteristiche da trequartista puro come Baldanzi permette al Genoa di non diventare prevedibile: quando l'avversario pensa di aver chiuso una linea di passaggio, una punta può improvvisamente allontanarsi dalla posizione iniziale e aprire una nuova soluzione, con il trequartista a fare da variabile impazzita.
IL GENOA VUOLE RECUPERARE IL PALLONE IN AVANTI
Forse è proprio senza palla che si vede maggiormente la mano di De Rossi. Il Genoa non vuole limitarsi ad aspettare il momento in cui l'avversario sbaglia, ma vuole provocare l'errore. In fasi di non possessi, le due punte hanno quindi un ruolo importante nell'indirizzare la costruzione avversaria, mentre centrocampisti ed esterni devono essere pronti ad accorciare rapidamente. Quando il Genoa perde il pallone, la prima reazione è spesso quella di provare a riconquistarlo immediatamente. È un atteggiamento che richiede coraggio, perché significa lasciare temporaneamente degli spazi alle proprie spalle.
Ma è anche una scelta precisa: De Rossi sembra preferire una squadra che rischia qualcosa cercando di recuperare il pallone rapidamente piuttosto che una squadra che si abbassa sistematicamente nella propria metà campo. Quando la riconquista immediata non riesce, il Genoa torna invece a una struttura più prudente, con cinque difensori e tre centrocampisti a protezione della zona centrale.
LA TRANSIZIONE COME ARMA
Un altro elemento caratterizzante è la velocità con cui il Genoa cerca di trasformare il recupero del pallone in un'azione offensiva. De Rossi non sembra voler costruire una squadra ossessionata dal possesso fine a se stesso, per lui il possesso deve avere uno scopo. Se c'è spazio davanti, il Genoa deve attaccarlo, se l'avversario è disordinato dopo aver perso il pallone, bisogna colpirlo rapidamente. Se invece non ci sono possibilità immediate, la squadra deve avere la pazienza necessaria per ricominciare. Questa capacità di alternare verticalità e pazienza può essere una delle chiavi della stagione.
BALDANZI PUÒ AGGIUNGERE FANTASIA
L'arrivo e l'utilizzo di un giocatore come Baldanzi ha aperto una possibilità interessante, dando a De Rossi la possibilità di trasformare il vecchio 3-5-2 in una struttura più vicina al 3-4-1-2 o al 3-4-2-1, mettendo un trequartista alle spalle delle due punte, o addirittura due trequartisti, il secondo sarebbe appunto Vitinha, dietro una unica punta, senza tralasciare la presenza in rosa di un elemento di spessore come Junior Messias. In questo modo il Genoa avrebbe un giocatore libero tra le linee, capace di ricevere alle spalle dei centrocampisti avversari e di mettere in comunicazione il centrocampo con l'attacco. È una variante importante perché consente alla squadra di cambiare pelle senza necessariamente cambiare completamente sistema.
UN GENOA PIÙ AMBIZIOSO
La sensazione, osservando il progetto di De Rossi, è quindi quella di un Genoa che vuole progressivamente abbandonare l'idea della semplice sopravvivenza e costruire qualcosa di più ambizioso. Non necessariamente una squadra dominante in ogni partita, perché il livello della Serie A non lo permette. Piuttosto una squadra riconoscibile, capace di sapere cosa fare quando ha il pallone e cosa fare quando lo perde. Dietro quel modulo c'è l'idea di una squadra che vuole correre in avanti, aggredire, occupare bene il campo e sfruttare la qualità dei propri giocatori offensivi. Non a caso, sotto la gestione De Rossi nella scorsa stagione il Genoa ha potuto vantare un PPDA di 10,42, il quinto nella massima serie, dato che testimonia come la scommessa più interessante di De Rossi sia stata vinta, ossia quella di trasformare il Genoa da squadra che reagisce alle partite a squadra che prova a determinarle. Dopo un ottimo finale di stagione, caratterizzato da una salvezza raggiunta con la massima tranquillità, se il Genoa riuscirà a dare continuità a questi principi, potrebbe diventare una delle squadre più interessanti da osservare tatticamente in Serie A.






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