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Napoli continua a perdere i suoi talenti: Andrea Luongo, l'ultimo gioiello migrato altrove


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Pubblicato nella sezione Calciomercato
Napoli continua a perdere i suoi talenti: Andrea Luongo, l'ultimo gioiello migrato altrove

Andrea Luongo, giovane centrocampista nativo di Napoli, è uno dei giocatori emergenti di maggiore prospettiva del Torino. Vi raccontiamo la storia di questo ragazzo partenopeo.


Napoli è una straordinaria fabbrica di talento. Lo è da sempre. Le sue strade, i campetti di periferia, le scuole calcio disseminate tra città e provincia rappresentano un patrimonio tecnico che poche realtà europee possono vantare. Eppure, con una frequenza che ormai non può più essere liquidata come una semplice coincidenza, molti dei suoi figli migliori trovano fortuna lontano dal Golfo, sotto altri stemmi, altre maglie, altri colori. Andrea Luongo è soltanto l'ultimo capitolo di una storia che il calcio napoletano continua a scrivere contro se stesso.


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Chi è Andrea Luongo, il giovane talento nato a Napoli

Nato a Napoli il 16 febbraio 2008, Andrea muove i primi passi alla Gioventù Partenope, per poi perfezionare la propria formazione alla Peluso Academy, autentica fucina di giovani calciatori campani. Nel 2023 è il Torino a coglierne il potenziale, portandolo nel proprio settore giovanile e affidandogli un percorso di crescita che oggi lo vede protagonista tra Primavera, Nazionale giovanile e prima squadra granata. Dietro questo percorso, tuttavia, non c'è soltanto il talento del ragazzo. C'è una famiglia che ha creduto nei suoi sogni quando quei sogni appartenevano soltanto a un bambino. Papà Leo, mamma Marianna, i fratelli Nadia, Emanuele e il piccolo Francesco hanno rappresentato il punto di equilibrio di una crescita costruita sul sacrificio, senza alcuna tradizione calcistica alle spalle. Una famiglia normale che ha accompagnato un ragazzo speciale, dimostrando come i grandi campioni nascano prima di tutto dall'educazione, dalla perseveranza e dalla serenità domestica.


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Osservandolo giocare si comprende facilmente perché il Torino abbia deciso di blindarlo fino al 2029. Luongo è un centrocampista moderno, elegante nelle movenze, raffinato nella tecnica individuale, intelligente nella lettura degli spazi. Può interpretare il ruolo di mezzala, trequartista o rifinitore, abbina qualità nell'ultimo passaggio a capacità di inserimento e possiede una personalità che raramente appartiene a un ragazzo della sua età.

andrea luongo grafica

LE PAROLE DI SIMEONE E DUVAN

Fin dai primi allenamenti con la prima squadra del Torino, il nuovo tecnico dei granata Ignazio Abate è rimasto folgorato dalle sue qualità. Gli stessi Giovanni Simeone e Duvan Zapata, due ex azzurri, ne hanno parlato con entusiasmo e lo hanno descritto come un autentico predestinato. I galloni di capitano della Nazionale Under 18, acquisiti in forza della sua notevole personalità, testimoniano il livello qualitativo del giovane scugnizzo napoletano.

L’INTERROGATIVO SCOMODO

Ed è proprio qui che nasce l'interrogativo più scomodo. Come è possibile che un talento del genere sia dovuto emigrare calcisticamente per trovare chi fosse disposto a investire realmente sulle sue qualità? Naturalmente nessun sistema di scouting è infallibile, nessuna società può intercettare ogni giovane promettente. Tuttavia il caso Luongo si inserisce in una dinamica che, osservata nel tempo, induce inevitabilmente a una riflessione più ampia. La Campania continua a produrre calciatori di livello assoluto. Basti pensare a Ciro Immobile, cresciuto tra Torre Annunziata e il settore giovanile della Juventus; a Vincenzo Grifo, nato in Germania da famiglia campana e mai transitato per il vivaio azzurro; oppure allo stesso Gaetano Oristanio, formatosi anch'egli alla Peluso Academy prima di affermarsi lontano da Napoli. Più recentemente, proprio la Peluso Academy continua a sfornare giovani destinati ai principali club italiani, confermandosi una delle realtà più prolifiche del Mezzogiorno. Non si tratta di sostenere che il Napoli avrebbe dovuto tesserare tutti questi calciatori. Sarebbe un'argomentazione semplicistica. Il punto è un altro: una società che rappresenta l'intero territorio dovrebbe essere in grado di presidiare con continuità il proprio bacino naturale, trasformando la Campania nella prima fonte di approvvigionamento del proprio settore giovanile. Negli ultimi anni il Napoli ha costruito una rete di osservazione internazionale di altissimo livello, capace di individuare talenti in Sudamerica, nell'Europa orientale e in Africa. È una strategia che ha prodotto risultati importanti. Ma proprio questa vocazione globale sembra, talvolta, aver attenuato l'attenzione verso ciò che cresce a pochi chilometri da Castel Volturno.

IL PARADOSSO

È un paradosso. Si cercano talenti a migliaia di chilometri di distanza mentre, spesso, i migliori prospetti giocano nei campi della periferia napoletana. Andrea Luongo rappresenta oggi molto più di un promettente centrocampista del Torino. È il simbolo di un interrogativo che il calcio napoletano continua a rinviare. Quanti Andrea Luongo ci sono stati negli ultimi vent'anni? Quanti stanno giocando oggi nei campionati giovanili della Campania senza che nessuno del Napoli li osservi con la necessaria attenzione? Le società vincenti non si limitano ad acquistare il talento: lo riconoscono prima degli altri. Lo proteggono. Lo accompagnano. Lo fanno diventare patrimonio identitario.

IL CASO

Se il caso Luongo fosse un episodio isolato, probabilmente basterebbe archiviarlo come una fisiologica svista. Ma i numeri raccontano una storia diversa. Negli ultimi anni il Torino ha consolidato una delle migliori filiere di valorizzazione dei giovani del calcio italiano. Dal vivaio granata sono emersi calciatori come Alessandro Buongiorno, Vincenzo Millico, Michel Adopo, Wilfried Singo, Samuele Ricci (sviluppato e valorizzato nel progetto tecnico granata), Brian Bayeye, Ali Dembele, Aaron Ciammaglichella e numerosi altri prospetti che hanno raggiunto il professionismo. Il club continua a investire con convinzione sulla propria cantera, tanto che l'elenco dei giocatori cresciuti nel settore giovanile e arrivati tra Serie A e Serie B è tra i più ricchi del panorama italiano. Il Napoli, al contrario, continua a faticare nel trasformare il proprio settore giovanile in un'autentica risorsa strategica per la prima squadra. Un recente studio di Transfermarkt sui cinque principali campionati italiani evidenzia come il club azzurro sia ancora lontano dalle società che fanno della valorizzazione del vivaio uno dei propri punti di forza, restando indietro rispetto a realtà come Atalanta, Juventus, Torino e Roma per continuità nell'impiego dei calciatori formati internamente. Ed è proprio questo il nodo della questione. Non si pretende che ogni ragazzo napoletano diventi un calciatore del Napoli. Sarebbe un'illusione. Ma è legittimo domandarsi perché una delle aree geografiche più fertili d'Europa sotto il profilo tecnico continui ad alimentare, con impressionante regolarità, i settori giovanili delle società del Centro e del Nord Italia. La Campania è una miniera inesauribile, eppure, troppo spesso, quel talento indossa altre maglie prima ancora che il Napoli abbia deciso se meriti davvero un'opportunità. Gli osservatori azzurri percorrono migliaia di chilometri alla ricerca del prossimo fenomeno internazionale, mentre, talvolta, il ragazzo destinato a diventare un patrimonio tecnico sta giocando una partita su un campo di Napoli, di Caserta, di Salerno o di Avellino.

IL MONITO

Andrea Luongo, allora, non rappresenta soltanto un giovane centrocampista destinato a una brillante carriera. Rappresenta un monito. Perché ogni volta che un talento nato ai piedi del Vesuvio trova altrove il proprio habitat ideale, il Torino, l'Atalanta, la Juventus o qualsiasi altra società realizzano un investimento. Napoli, invece, perde un'occasione. E le occasioni perdute, nel calcio come nella vita, finiscono sempre per presentare il conto.


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Alessandro D'Aria
Match Analyst e Football Data Analyst certificato ed abilitato alla professione. Giornalista pubblicista iscritto all'ODG Campania, a fine anni '90 ha seguito da vicino il Napoli, sia Primavera che prima squadra.
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