Il mercato del Napoli e la memoria corta: ricordate l'aria strana del 2022?

Alla squadra di Allegri mancano un paio di tasselli importanti, ma è doveroso concentrarsi anche sulla forza complessiva della rosa.
C'è fermento tra i tifosi del Napoli che, a poche ore dalla fine del calciomercato, palesano più di qualche malumore per i pochi acquisti messi a segno dal direttore sportivo Giovanni Manna che ha fatto fatica a piazzare gli esuberi, ovvero i calciatori fuori dal progetto di Max Allegri.
Il mercato del Napoli e la memoria corta: ricordate l'aria strana del 2022?
Ma facciamo un passo indietro. Nell’estate del 2022 a Napoli si respirava un’aria strana. Lorenzo Insigne, Dries Mertens, Kalidou Koulibaly, Fabián Ruiz e David Ospina avevano lasciato la squadra. Non erano semplicemente cinque calciatori. Se ne andavano il capitano, il miglior marcatore della storia del club, uno dei difensori più forti passati da Napoli negli ultimi decenni, un centrocampista di grande valore e un portiere affidabile. Al loro posto arrivarono Kim Min-jae dal Fenerbahçe, Mathías Olivera, Leo Ostigard, Giovanni Simeone, Giacomo Raspadori, Tanguy Ndombele e un ragazzo georgiano di 21 anni proveniente dalla Dinamo Batumi: Khvicha Kvaratskhelia. Anguissa, già protagonista nella stagione precedente, venne riscattato.
Quanti cambiamenti, poi arrivò lo Scudetto
Oggi è facile ripensare a quel mercato con il sorriso. Nell’estate del 2022 ridevamo molto meno. La piazza era diffidente e i dubbi maggiori riguardavano proprio Kvaratskhelia. Insigne lasciava Napoli e la sua eredità tecnica veniva affidata a un ragazzo che la maggior parte dei tifosi italiani non aveva mai visto giocare. Molti facevano persino fatica a pronunciarne il cognome. Poi cominciò il campionato. Kvaratskhelia diventò Kvaradona, Kim si prese la difesa e quel Napoli, che durante l’estate sembrava essersi indebolito, iniziò a giocare un calcio straordinario. Qualche mese dopo arrivò uno Scudetto atteso 33 anni. Ricordarlo oggi non significa sostenere che la storia debba necessariamente ripetersi. Sarebbe troppo semplice e anche poco credibile.
Lucca e Noa Lang vanno aspettati
La società ha commesso errori. Tanti. Alcuni anche pesanti. Ma quella stagione dovrebbe averci insegnato almeno ad aspettare prima di emettere sentenze definitive su un mercato. Quest’anno, però, c’è una differenza evidente. Qualcuno potrebbe obiettare che nel 2022 il Napoli comprò Kim, Kvaratskhelia, Raspadori, Simeone e altri calciatori, mentre questa estate non abbiamo assistito a una campagna acquisti paragonabile. È vero. Ma credo che il mercato del Napoli vada osservato andando un po’ più indietro degli ultimi due mesi. Appena un anno fa sono stati fatti investimenti importanti e alcuni di quei giocatori aspettano ancora una verifica vera. Penso soprattutto a Noa Lang e Lorenzo Lucca. Il loro rendimento può essere discusso e probabilmente da entrambi ci aspettavamo di più. Ma considerarli già due acquisti sbagliati mi sembra prematuro, soprattutto alla luce dell’investimento sostenuto per portarli a Napoli.
Il tempo dirà se sono stati soldi spesi bene oppure no
Oggi quel tempo, semplicemente, non è ancora trascorso. E c’è un altro elemento che rischia di finire in secondo piano ogni volta che si apre il mercato: il Napoli parte da una squadra forte. Naturalmente può e deve essere migliorata. Il mercato non è ancora finito e non è detto che l’ultima parola sia stata pronunciata. Se ci saranno le condizioni per aggiungere qualità alla rosa, è giusto aspettarsi che venga fatto. La diffidenza del tifoso napoletano la capisco. Fa parte probabilmente anche del nostro modo di vivere questa squadra. Vorremmo sempre il calciatore capace di darci la certezza di essere diventati più forti.
Il Napoli deve avere l'ambizione di vincere, ma non è l'unico aspetto
Il calcio, però, quelle certezze raramente le concede. A volte arriva il grande nome e delude. Altre volte arriva uno sconosciuto dalla Georgia e cambia la storia di una squadra. Per questo credo che la domanda più interessante sia un’altra: cosa chiediamo oggi al Napoli? C’è una frase che appartiene alla tradizione juventina e che conosciamo tutti: vincere non è importante, è l’unica cosa che conta. La storia del Napoli è diversa. Questo club deve avere l’ambizione di vincere. Sempre. Deve costruire squadre capaci di competere per lo Scudetto e presentarsi davanti a qualsiasi avversario senza sentirsi inferiore. Ma trasformare la vittoria nell’unico parametro possibile rischia di farci considerare fallimentare quasi ogni stagione in cui qualcun altro arriva davanti. E soprattutto rischia di farci dimenticare da dove veniamo.
La differenza tra critica e insoddisfazione
La storia del Napoli è fatta di momenti meravigliosi, ma anche di stagioni molto più complicate. Abbiamo conosciuto retrocessioni, un fallimento, la Serie C e una lunga risalita. Oggi parliamo di una società che da molti anni frequenta stabilmente le zone alte della Serie A, gioca in Europa, compete per vincere e riesce a farlo mantenendo una solidità economica che nel calcio contemporaneo rappresenta un valore. Non dovrebbe sembrarci normale soltanto perché ci siamo abituati. Una continuità a questi livelli, nella storia del Napoli, l’avevamo conosciuta sostanzialmente soltanto nell’epoca di Diego Armando Maradona. Questo non concede alla società un lasciapassare. Gli errori vanno criticati, le scelte discutibili vanno discusse e l’ambizione deve rimanere alta. Ma tra la critica e l’insoddisfazione permanente esiste una differenza.
Riconosciamo quel che abbiamo più che pensare solo a ciò che manca
Io voglio un Napoli che ogni agosto pensi di poter vincere lo Scudetto, sapendo che non potrà vincerlo ogni maggio. Voglio una squadra competitiva, una società economicamente sana e la capacità di restare stabilmente tra le grandi. Perché arrivare in alto è difficile, restarci per anni lo è ancora di più. Nel 2022 guardavamo Insigne, Mertens, Koulibaly e Fabián Ruiz andare via e pensavamo di aver perso troppo. Avevamo visto benissimo quello che se ne stava andando. Non avevamo ancora capito quello che stava arrivando. Forse è anche per questo che oggi vale la pena aspettare ancora un po’ prima di tirare le somme. Perché nel calcio, come nella vita, chi guarda soltanto ciò che gli manca rischia di non riconoscere più il valore di ciò che ha.








Lobotka segna, ma il protagonista è un altro! Analisi di Napoli-Bologna (1-0)
Napoli, calendario Champions 2026-2027: data e ora delle 8 gare
"1 agosto 1926", coro e testo
"Sono napoletano", coro e testo
Guarda tutti i video pubblicati su AreaNapoli.it
